domenica 17 luglio 2011

Intervista a Santiago Zabala su Hermeneutic Communism (scritto con Gianni Vattimo)

Dal blog Dashumankapital, di Davide De Palma

Nel prossimo mese di ottobre per la Columbia University Press, sarà pubblicato Hermeneutic Communism: From Heidegger to Marx un interessante libro scritto a quattro mani dal prof. Gianni Vattimo e dal prof. Santiago Zabala. Ho incontrato il prof. Zabala, filosofo, giovane pensatore del mondo… forse questa è le definizione che più mi piace pensando al professore! Nasce nel 1975 vive la sua vita tra Roma, Vienna e Ginevra. Studia filosofia a Torino, consegue il dottorato a Roma presso la Pontificia Università Lateranense. Nel novembre 2007 viene insignito della prestigiosa borsa Humboldt. Attualmente è Professore di ricerca ICREA presso l’università di Barcellona. Mi sia consentito segnalare due volumi del prof. Zabala il primo sempre pubblicato per la Columbia University Press, nell’agosto del 2009, dal titolo The Remains of Being: Hermeneutic Ontology After Metaphysics, e il secondo Consequences of Hermeneutics pubblicato nel 2010 per la Northwestern University Press, libro curato con Jeff Malpas.

Professore, scusi, che cos’è l’ermeneutica?

Per spiegare l’ermeneutica ci vorrebbero dei volumi, dunque, posso solo indicare qualche aspetto importante. Prima di tutto è una filosofia che trova le sue origini già in Platone, dunque, la sua storia si muove assieme alla storia della filosofia dove praticamente tutti i classici hanno detto qualcosa sul significato filosofico dell’interpretazione: Agostino, san Tommaso, Spinoza ecc. Secondo: è una filosofia che si oppone alle descrizioni, ma non solo come l’impossibilità di descrivere i fatti, ma anche come essenza stessa dell’essere umano: siamo interpreti. In questa condizione nozioni come quella della “reltà, verità, o essere” sono sempre il risultato di interpretazioni personali. Esistiamo grazie all’interpretazione dei fatti, senz’altro non grazie ai fatti, se no, anche noi potremo essere dei fatti e descritti come tali. Ma in questa forma esisteremo come oggetti rischiando di cadere dentro “la catena di montaggio” o “l’indifferenza industriale”. Tutto questo si trova ben spiegato nei libri di Vattimo dove Heidegger, Nietzsche e Gadamer sono giustamente considerati i padri dell’ermeneutica contemporanea.

Cosa significa Hermeneutic communism? perchè oggi la vostra visione di un marxismo Antifoundationalist trova ragion d’essere?

“Comunismo ermeneutico” è il titolo del nostro libro che cerca di rinnovare il marxismo attraverso l’ermeneutica. Ma questo rinnovamento non va verso una nuova teoria marxista, al contrario, parte proprio dal suo indebolimento. Oggi il marxismo o meglio ancora, il comunismo, è debole, cioè libero dalle strutture forti che lo reggevano. Proprio questa è la sua forza, cioè la possibilità che abbiamo per praticarlo senza la violenza industriale che ha rovinato la stessa Russia comunista. L’ermeneutica, come filosofia post-metafisica, serve all’marxismo per ricordarsi che non dobbiamo più “descrivere il mondo,ma solo interpretarlo.” Questa massima (ovviamente è una modificazione della famosa tesi di Marx) aiuta a non cadere dentro una politica della verità dove tutti devono seguire delle regole oggettive. L’unico imperativo sono i deboli, cioè il “comunismo ermeneutico” è dalla parte dei deboli, dei poveri, dei marginati delle strutture attuali del lavoro, che non sono altro quelli senza, come dici tu, “ragion d’essere”. Per questo Vattimo dice che “il pensiero debole è il pensiero dei deboli”: non sono altro che i “residui” dell’essere come ho cercato di tradurre ontologicamente nel mio “The Remains of Being”… Proprio questo Essere Deboli non ha forza, cioè governi dalla loro parte, per lo meno in Europa.

Das Humankapital nasce dall’idea di valorizzare le donne e gli uomini che vivono le imprese, crede sia importante incamminarsi verso un nuovo umanesimo del lavoro?

Certo. Lo scarso valore che viene attributo ai lavoratori è il problema. La stessa cosa succede con i cosiddetti “paesi del terzo mondo”. Anche loro sono dimenticati. Per questo nel nostro libro diamo tanto spazio alle democrazie sud-americane: loro sono arrivati a un livello così grande di povertà che hanno iniziato a eleggere governi realmente a favore dei deboli e in certi casi dei veri e propri “metalmeccanici” come Lula. Oggi questi paesi stanno uscendo dalla crisi economica meglio dei paesi Europei e non sono altro che un esempio da seguire per i nostri politici. Come è possibile che loro sono usciti dal FMI, seguendo le indicazioni dei migliori economisti, mentre noi facciamo il possibile per restarci dentro, rovinando i diritti acquisiti?