martedì 5 marzo 2013

Gianni Vattimo: «Grillo non è Lenin»

04/03/2013, Lettera43
Intervista a Gianni Vattimo di Antonietta Demurtas

Gianni Vattimo

Al filosofo Gianni Vattimo piace sempre più l'antitesi che la sintesi. In politica l'europarlamentare dell'Italia dei valori (Idv) ha esercitato l'arte della dialettica per criticare tutto e tutti: prima delle elezioni contro «il montismo, il bersanismo e il napolitanismo» ha auspicato il successo della lista di Antonio Ingroia. Che insieme al Movimento 5 stelle era «l'unica novità della campagna elettorale».
Ma ora che il magistrato siciliano è rimasto fuori dal parlamento e l'ingovernabilità regna sovrana, anche Vattimo sospende il giudizio sui primi passi del movimento di Beppe Grillo: «Certo se penso al loro programma in effetti mi sembra il migliore, tranne le cose più stravaganti come la presa di posizione contro il latte di mucca», ha detto a Lettera43.it, «ora però è difficile valutare perché non si capisce cosa diavolo vogliano fare».

Più che una rivoluzione una vera confusione?
Mi sembra che in questo momento si stia troppo enfatizzando la novità di Grillo. È diventata una specie di moda, se uno per strada dice 'non credo a Grillo', lo picchiano direttamente.

Quindi lei non ci crede?
Non è quello il punto, è che trovo esagerato che tutti si precipitano a studiare il fenomeno. Io prima di parlare li metterei alla prova.

Per entrare in parlamento però serve un voto di fiducia che i grillini non vogliono dare.
Il M5s non vuole mischiarsi con gli altri partiti, nè collaborare. Da un lato ha ragione perché squadra che vince non si cambia. Grillo ha vinto per la sua diversità rispetto al sistema politico esistente, e ora stenta ad abbandonare quella condizione. Ho però l'impressione che prima o poi dovrà mostrare un'apertura.


Alberto Sordi

Altrimenti rischia di essere un po' come il marchese del Grillo di Alberto Sordi che diceva: «Io sò io e voi non siete un c...»?

La sua è una strategia per cambiare la situazione, perché Grillo sa che quando un partito diventa partito di governo è finito. È stato così per il Pd, che ha perso 3,5 milioni di voti e ne perderà altri se continua ad appoggiare i poteri forti come ha fatto con Monti nell'ultimo anno. Ora quindi che fiducia sperano di ottenere?

Siamo all'impasse?
La soluzione più logica è che Giorgio Napolitano proponga a Grillo di formare il nuovo governo.

Ma lei crede sia possibile realizzare la democrazia diretta che professa Grillo?
Io la concepisco in situazioni rivoluzionarie estreme. E questo non è il nostro caso. In fondo in Italia il problema vero è che la gente, giustamente, ha ancora troppo da perdere per fare la rivoluzione.

Allora è inutile parlarne?
Sì. La democrazia diretta esiste solo se c'è Lenin. E Grillo non è certo Lenin. Inoltre se non c'è una guerra sanguinosa con lo sterminio di tutti i nemici, c'è un quadro istituzionale dentro cui uno si deve per forza collocare, più o meno polemicamente certo, proponendo anche di cambiare la Costituzione. Ma con il parlamento.

Insomma non si può fare i grillini puristi?
Bisogna fare i conti con i legami che il Paese ha con le banche e con il debito. In un momento in cui la situazione è bloccata, in cui c'è una crisi talmente grave che non si riescono nemmeno a pagare gli stipendi, dovremmo agire subito.

Regìs Debray

Che cosa direbbe a Grillo?  Non deve perdere la sua diversità, ma ricordarsi di quel detto che veniva attribuito a Che Guevara ma in realtà era di Regìs Debray: «Bisogna indurirsi senza mai perdere la tenerezza».

Concertare?
Un esempio sono proprio i sindacati, che devono fare la lotta contro il padrone per ottenere un migliore contratto, però non possono certo dar fuoco alla fabbrica perché altrimenti gli aumenti salariali dove vanno a finire?

È un invito alla moderazione?
Penso si possa modificare il sistema senza fare una rivoluzione sanguinosa. Anche perché basta vedere cosa succede in Val di Susa con i No Tav: appena fanno qualcosa per ostacolare questa impresa orribilmente costosa, mafiosa e senza senso, arriva la polizia e li picchia sulla testa. Il massimo di rivoluzione che possiamo permetterci è quella di Grillo e bisogna fare in modo che non fallisca.

Altrimenti?
Se applichiamo tutte le nuove norme che Monti ci ha messo sulle spalle , dal fiscal compact al pareggio di bilancio, senza cambiare il sistema, tra sei mesi abbiamo davvero il terrorismo per strada. La gente è esasperata. Quindi o si fa questa rivoluzione pacifica o sono guai.

Come direbbe lei: è ora di dar voce al pensiero debole?
Tutta la struttura autoritaria della società si è sempre fondata sulla pretesa che ci fosse una verità oggettiva da applicare. Oggi le leggi economiche ci vengono imposte come se fossero leggi naturali, invece sono solo gli strumenti che un'economia sempre cresciuta all'ombra del capitalismo ha imposto ai deboli.

Come salvarli?
Escludendo un po' di quelli che stanno al potere e che hanno permesso tutto ciò. La rivoluzione pacifica non è una predica, è un cambiamento.

Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio
E Casaleggio è il deus ex machina?
Pare sia uno molto abile, tanto che se Grillo ha tutti questi voti è grazie a lui, ma non lo conosco, ho visto solo che hanno fatto un buon lavoro finora. Spero non rovinino tutto. E noi dobbiamo aiutarli.

Il Pd ha mostrato un'apertura, invano...
Sì, ci sta provando, ma come si fa a fidarsi del Pd? Hanno retto la coda fino a ieri a Monti e ora dicono che sono la novità. L'unica cosa che possano fare è seguire il papa e dimettersi. Serve un repulisti anche nel Pd.

E lasciare il M5s solo al comando con il Pdl?
Spero che Grillo trovi un sistema per entrare nell'azione politica senza spingere troppo verso nuove elezioni, perché se torna subito alle urne senza risolvere nulla, la metà dei suoi l'abbandoneranno. Diventerebbe come gli altri, belle proposte ma solo a parole.

Un populista vero?
Non sono tanto d'accordo con la deprecazione del populismo. È un'accusa che il vecchio sistema politico fa alle novità. Nell'800 anche la rivoluzione russa è cominciata con i populisti. 

5 commenti:

Antonio C. ha detto...

"La soluzione più logica è che Giorgio Napolitano proponga a Grillo di formare il nuovo governo" mi chiedo se stiamo parlando di logica come è logica la prova di Anselmo d'Aosta, oppure di una logica che deve considerare che "Bisogna fare i conti con i legami che il Paese ha con le banche e con il debito. In un momento in cui la situazione è bloccata, in cui c'è una crisi talmente grave che non si riescono nemmeno a pagare gli stipendi, dovremmo agire subito." Spiacente di non concordare professor Vattimo ma non vedo niente di logico nell'affidare il governo a Grillo, ma condivido il suo invito al M5s ad aprirsi alla concertazione. Non ho molta simpatia per il pd e ho sperato che M5s fosse un correttivo, anche in termini di ritrattazione in sede europea, ma nello scenario che si sta delineando non ho alcun elemento per pensare che la rivoluzione di Grillo sia "pacifica", lo è per adesso ma la sua azione (o non azione) sta contribuendo a peggiorare la situazione. Resterà tutto pacifico anche in futuro?

Gianni Vattimo ha detto...

Grillo è ancora un pericolo sconosciuto. Si può pensare in molti modi: per esempio che per quanto facciano male i grillini,peggio di come hanno fatto finora gli altri non potranno. Oppure pensare che quella di Grillo può essere la sola rivoluzione che ci è consentita. In pratica: se Bersani non riesce a costruire il governo, costituzionalmente il Presidente dovrebbe convocare Grillo. Si vedrà se, con senso di responsabilità, il PD accetterà di collaborare. Le elezioni anticipate - per giunta col Porcellum - sarebbero un disastro (credo anche per i grillini). Stiamo a vedere (toccando ferro). GV

Antonio C. ha detto...

Mi sarei augurato che Bersani promuovesse alla guida del governo un ventaglio di nomi di alto profilo che incontrassero il favore del m5s. Purtroppo quella strada non è stata imboccata, francamente non so più se ci sia più quel senso di responsabilità che tutti auspichiamo. Caro professore al peggio non c'è mai fine e non ho alcun elemento per considerare valido l'argomento "peggio di prima è impossibile". Spero di sbagliarmi sugli esiti che temo (toccando ferro). Antonio

Paola Trombetti ha detto...

Gentile Antonio C., alla luce delle condizioni di vita tutt'altro che eque e pacifiche ormai in atto nel nostro paese, dove sempre più spesso operai licenziati e imprenditori allo stremo delle forze a cui le banche hanno negato un finanziamento (quelle stesse banche a cui, in ossequio alla logica del “too big to fail” non si nega mai un salvataggio quando sono al baratro a causa dei loro investimenti dissennati e/o criminosi) mettono in atto gesti rabbiosi e disperati, qualche rara volta perdono il lume e uccidono, molto più spesso si uccidono, dove qualsiasi manifestazione di disobbedienza e protesta civile viene sedata da testuggini armate fino ai denti come ai tempi di Bava Beccaris, in questo scenario il rischio che la rivoluzione dei grillini possa prendere derive non completamente pacifiche non è propriamente la mia prima preoccupazione, e basta parlare con le persone – evitando naturalmente banchieri, parlamentari vecchio stile e titolari di grasse pensioni - per rendersi conto che non lo è per moltissimi altri, anche se più prudentemente evitano di scriverlo nei blog. Si teme la violenza e non ci si rende conto che già c'è, solo con un piccolo dettaglio: non colpisce i palazzi ma i più deboli.

Antonio C. ha detto...

Gentile Paola Trombetti, l'aspetto violento è solo il risultato finale, e direi collaterale, di quello che temo e che vedo più prossimo. Vedo un movimento ricco di potenzialità ma anche di contraddizioni, come è giusto che sia del resto in una forza in formazione. Spero convenga con me che molti timori sono legati a quello che il prof chiama "un pericolo sconosciuto" tipici di una nebulosa in formazione e nulla assicura che questa massa abbia esiti esclusivamente positivi. Ammetto di guardare il movimento da sinistra, nonostante le dichiarazioni di "neutralità" del suo megafono, dichiarazioni sulle quali ho molti dubbi. Spero che gli stessi dubbi colgano anche molti dei suoi militanti ed elettori per evitare le derive che potrebbero deludere tutti quanti da qui ai prossimi vent'anni.