domenica 21 agosto 2011

Feste laiche, la Cgil lancia una petizione

Feste laiche, la Cgil lancia una petizione
di Vittorio Bonanni
Liberazione, 20 agosto 2011

«Dipendesse da me strangolerei le banche piuttosto che abolire le festività laiche per risparmiare qualcosa». Non usa mezzi termini il filosofo Gianni Vattimo, da noi sentito per commentare appunto l'intenzione del governo di spostare, che tradotto significa cancellare, i tre giorni festivi che ricordano due momenti fondativi della storia della nostra Repubblica, il 25 aprile e il 2 giugno, e, con il l° maggio, l'importanza del mondo del lavoro nella realizzazione della nostra carta costituzionale. Non è un caso dunque che proprio ieri la Cgil abbia dato il via alla petizione per salvare le feste civili, contro una decisione che «colpisce l'identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro», producendo un beneficio economico «irrisorio». «Onorevoli parlamentari si legge nel testo della petizione, da sostenere firmando nel sito www.cgil.it o presso le Camere del lavoro i sottoscritti cittadini chiedono che il Parlamento cancelli il comma 24 dell'art. 1 del Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138, "Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo". nel quale si prevede per tre importanti ricorrenze (25 aprile; I maggio; 2 giugno) una diversa collocazione o l'accorpamento ad una domenica. Questa scelta è sbagliata perché si colpiscono giornate che celebrano i tratti costitutivi, l'identità, la memoria dei nostro Paese; discriminatoria perché il numero maggiore di festività infrasettimanali sono di carattere religioso ed il nostro Paese è fra quelli che ha meno ricorrenze civili e laiche; strumentale perché produce un beneficio economico irrilevante a fronte di un costo civile e democratico particolarmente consistente; irragionevole perché non corrispondi ad alcun criterio di equità politica e sociale».


Angelo d'Orsi
Una mobilitazione che tutti si aspettavano e che «nel mio piccolo ho contribuito a produrre» dice lo storico Angelo d'Orsi, già autore di un editoriale su il Fatto Quotidiano su questo argomento. «Ero convinto commento lo studioso che la cosa non potesse passare sotto silenzio nonostante il periodo particolarmente propizio per introdurre provvedimenti scellerati nella distrazione generale ed approfittando del momento estivo. Nel mio articolo avevo scritto che avrebbero trovato pane per i loro denti e mi sembra che l'abbiamo trovato e lo troveranno ancora. Questa è una classica questione di principio che si associa però anche ad una questione pratica, perché intanto significa togliere tre giorni di permesso retribuito ai lavoratori. Ma appunto c'è anche una questione fondamentale che ha a che fare con i diritti dei cittadini e con l'esistenza stessa del nostro Stato. Si ha bisogno di alcune date fondanti degli stati. Sono le tappe della storia di uno Stato. E il 25 aprile e il 2 giugno lo sono. E il I maggio è una tappa .fondante del movimento dei lavoratori che in questo senso si ricollega alle altre perché l'articolo 1 della Costituzione repubblicana recita che "l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro". Togliere queste tre date sarebbe un colpo mortale per l'esistenza stessa del nostro Stato. Aggiungo anche che lasciare al loro posto le feste religiose sarebbe un uno-due intollerabile». Per il matematico Piergiorgio Odifreddi «prendere questa decisione adducendo ragioni economiche è come raschiare il fondo del barile. Certamente sarebbe molto più sensato far pagare le tasse a chi non le paga. In secondo luogo mi sembra che uno Stato degno di questo nome, e il nostro governo da questo punto di vista è indegno, salvaguarderebbe appunto le festività laiche legate alla sua formazione c semmai andrebbe ad incidere su festività che interessano ad altri, come le religiose che, quelle sì, potrebbero essere collocate la domenica, essendo appunto quello il giorno del signore. Ovviamente in Italia solo dire queste cose farebbe accapponare la pelle. Bagnasco per esempio ha detto che l'evasione fiscale è un grosso problema. Ma da che pulpito verrebbe da dire letteralmente, loro che beneficiano di mille privilegi!». Insomma una volta tanto c'è da essere ottimisti. Quella che l'astrofisica Margherita Hack ha definito una vergogna con tutta probabilità non passerà.

1 commento:

Guillaume Manuele ha detto...

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