martedì 9 febbraio 2010

La vocazione nichilistica nell'essere

Ecco un mio filmato di dieci anni fa (Sophiavision, Rainet per Discovery), con trascrizione del testo (qui sotto).

Riporto le informazioni sul progetto Sophiavision:

Il sito web Sophiavision, prodotto da RaiNet nell’ambito del Progetto Discovery (Discovery Project – Digital Semantic Corpora for Virtual Research in Philosophy) finanziato dalla Commissione Europea come parte del programma eContentplus, fornisce libero accesso a una collezione di 300 videoconferenze e videointerviste dedicate a temi filosofici, dall’antichità Greca alla filosofia contemporanea. Si tratta per lo più di materiali tratti dall’Archivio Rai o di nuove produzioni create appositamente per Discovery.
Tra gli intervistati troviamo Jacques Derrida, Hans-Georg Gadamer, Vittorio Hösle, Emanuele Severino, Gianni Vattimo e altre personalità di spicco nel campo della filosofia.
Tutti i video sono visibili in un doppio formato (WMV and Mp4-H.264) e molti di essi sono scaricabili e utilizzabili con licenza Creative Commons (per problemi di copyright, 138 video sono disponibili solo in modalità streaming).



La vocazione nichilistica nell'essere

(andate alla pagina Sophiavision, e scegliete "Contemporary Philosophy; il secondo filmato è il mio)
Heidegger parla molto spesso di storia dell’essere. Cosa diavolo è la storia dell’essere? Non può se non vuol essere una affermazione metafisica questa, non si può parlare di storia dell’essere come se questo genitivo dell’essere fosse solo un genitivo soggettivo, cioè, c’è l’essere il quale ha una storia, l’essere è lì e appare ora nella forma lì ora nella forma lì, ma questo, come ho accennato prima, è ancora una maniera metafisica di considerarlo: l’essere non c’è lì, l’essere è insieme il soggetto e l’oggetto della sua storia, cioè l’essere è ciò che storicamente si dà come essere, non è che noi allora, quando oltrepassiamo una metafisica abbiamo scoperto la vera natura dell’essere, rispondiamo soltanto ad nuovo modo di darsi dello stesso essere. Questi anelli del ragionamento sono molto conseguenti in Heidegger: o pensiamo metafisicamente, o cerchiamo di pensare in modo ultrametafisico. Se cerchiamo di pensare in modo ultrametafisico non possiamo dire che abbiamo scoperto la vera natura dell’essere, dobbiamo figurare la situazione del nostro pensiero come testimonianza, come risposta, come ricezione di un nuovo modo di darsi dell’essere che non è più quello della metafisica. Questo è almeno ciò che Heidegger ci ha insegnato. E questo nuovo modo di darsi dell’essere, se lo consideriamo nel suo, come dire, se cerchiamo il suo filo conduttore, se diciamo bene, Aristotele non è che fosse più stupido di noi, semplicemente rispondeva ad un’epoca dell’essere differente, all’epoca in cui l’essere appariva, all’uomo e nell’uomo, come stabilità. Quest’epoca si estende da Aristotele e Platone fino a Nietzsche. Oggi noi rispondiamo ad un’epoca dell’essere in cui l’essere si dà, invece, in una forma di accadimento, nella forma della progettualità aperta, nella forma del venire delle cose all’essere dentro un progetto, dentro un sistema di interpretazioni, etc. Questo passaggio indica qualche cosa, a mio parere, ed è questo che Heidegger e non ha mai detto esplicitamente, forse per delle buone ragioni, ma secondo me avrebbe dovuto dire, questo passaggio indica un vocazione nichilistica nell’essere stesso. Noi siamo in un’epoca del pensiero in cui abbiamo scoperto che queste strutture stabili sono funzionali ad una situazione dell’uomo diversa da quella in cui siamo noi, grosso modo Nietzsche pensa anche antropologicamente, secondo una specie di antropologia più o meno immaginaria che lui si costruisce, ma concettualmente rigorosa, secondo me, pensa che l’uomo primitivo, vivendo nella selva dove tutti sono nemici di tutti, homo homini lupus, ha bisogno di stabilizzare la sua visione della realtà, costruendosi dei sistemi concettuali, dapprima mitologici, magici, etc., secondo cui il reale dipende da qualche principio unitario, mettendosi in rapporto col quale, è protetto. Allora fa sacrifici, dice abracadabra, oppure cerca scientificamente questi principi generali, in modo da dominare poi con la tecnica il mondo, ma avendo modificato il mondo con questi strumenti, in maniera da viverci più sicuramente dentro, non ha più bisogno di questi principi così forti, così grandi, così generali, così totalizzanti. L’uomo scopre alla fine che Dio è una bugia, che era utile e necessaria in certi momenti della sua storia, ma che oggi non lo è più, scopre che Dio è una bugia, dunque, per la stessa veridicità che Dio gli comanda, deve negare Dio.

2 commenti:

ELENA ha detto...

Salve, sono andata su questo sito ed ho cercato di vedere le pagine consigliate ma non ci riesco. Non funziona bene.

Mario ha detto...

Elena, hai ragione. Un trucco è quello di aggiornare le pagine (sophiavision, poi quella di filosofia, ecc.) una volta che le hai aperte (insomma, di usare il tasto refresh). Così facendo, riesco a visualizzare il filmato. Prova, e fammi sapere. Ciao, Mario