lunedì 6 aprile 2009

Le ragioni della candidatura al Parlamento europeo con Antonio Di Pietro



Globalizzazione, capitalismo in crisi che troppi vogliono salvare anche con i nostri soldi.
Ciò che viviamo sulla nostra pelle e leggiamo in giornali e libri è che siamo tutti più poveri. La proletarizzazione profetizzata dal vecchio Marx si sta purtroppo realizzando in tutto il mondo globalizzato.

Ecco perché mi candido con Antonio Di Pietro: per riprendere con forza il discorso politico sul lavoro, i diritti, la cultura, la ricerca e la giustizia, messo a tacere dalle lobby della finanza.
Berlusconi, coinvolto nel caso Mills, sostenuto dal condannato Dell'Utri e padrone dell'editoria italiana, ha campo aperto per leggi ad personam e per i suoi interessi finanziari ed economici. La destra italiana sta attuando il piano di rinascita democratica della P2. Stiamo diventando tutti proletari non solo perché molti perdono il lavoro e la casa, ma anche a causa dell'intensificazione dei controlli su tutti gli aspetti della nostra vita. Ci si dice che i controlli sono necessari perché cresce l'insicurezza, legata al dilagare della povertà. Ci può salvare solo una società dove il potere sia davvero condiviso, senza più barriere di classe, privilegi e ingiustizia.

I governi si preoccupano solo di sostenere le banche, controllare i cittadini, garantire quello che essi chiamano ordine. Il mondo è nelle mani di un capitalismo securitario a cui troppi ormai sembrano rassegnati. Anche la cosiddetta sinistra italiana, l'ex PCI, PDS, ora PD, si è omai suicidata per l'ossessione di essere forza di governo, succube di una logica politica elettoralistica e incapace di praticare una vera opposizione. Ciò che non fanno certo i gruppi della sinistra "radicale", privi di qualunque incidenza politica e dilaniati dalle rivalità di piccole burocrazie.

Intendo andare in Europa cercando di fare di là qualcosa per l'Italia, dove per ora, data la situazione del Parlamento, non ci sono molte speranze. L'Unione europea deve anzitutto occuparsi di alcune priorità. Cultura, università, ricerca scientifica devono svilupparsi fuori dalla persistente dipendenza verso gli Stati Uniti e la concezione privatistica dell'istruzione – messa al servizio dell'industria interessata solo a profitti a breve scadenza.
Cultura umanistica e ricerca di base possono svilupparsi solo in una università pubblica. Immigrazione e politiche del lavoro sono un altro terreno in cui solo l'Unione europea può intervenire efficacemente, superando la xenofobia che ispira oggi la destra e limitando i anni delle delocalizzazioni selvagge che gettano nella disoccupazione intere regioni dell'Europa. E anche sui diritti civili, solo l'Unione potrà aiutarci a uscire dal dominio vaticano, spingedo il nostro Paese a legiferare in modo finalmente laico su coppie di fatto, fecondazione assistita, decisioni di fine vita. E contro la criminalità – comune, e specialmente finanziaria – occorre una lotta europea integrata, che stronchi le mafie nelle cui mani ormai sta una parte prevalente dell'economia.

In Italia, c'è il problema reale della difesa della Costituzione. Basti pensare a come Bondi, Cicchitto e compagni trattano la Corte Costituzionale, che secondo loro interviene indebitamente sulla volontà del Parlamento. Ma possiamo buttare a mare la divisione dei poteri, e legittimare uno Stato assoluto, nel quale la maggioranza fa quel che vuole?
È così che pensa Berlusconi ma non ascolta la base, la società civile che chiede il rispetto dell'uguaglianza davanti alla legge e dell'indipendenza della magistratura.

In Calabria, mi onoro di aver contribuito a far nascere "la Voce di Fiore", un movimento di giovani attivo nell'antimafia, da tempo nella rete delle associazioni che denunciano i rapporti fra politica, poteri occulti e criminalità organizzata. Intendo essere vicino ai giovani e a quanti rischiano per il loro impegno civile, anzitutto ascoltandoli e sostenendo le loro proposte, i loro progetti.



Mi candido per questi motivi anche perché sono cristiano. Il motto della rivoluzione francese – «libertà, uguaglianza, fraternità» – è di derivazione cristiana. La Chiesa gerarchica, non i fedeli, lo ha sempre contrastato, col rischio di far odiare il vangelo. Dobbiamo reagire alle ingerenze del papa, alle sue posizioni sul preservativo e sul testamento biologico. Dobbiamo aver chiaro che la laicità è il frutto migliore e più maturo del messaggio cristiano; e contribuire a salvare la Chiesa dal suicidio per delirio di onnipotenza.

Per queste ragioni, ho scelto di lottare con Di Pietro.
Sono più a sinistra di lui? Forse sì, ma sto con lui perché me ne fido come guida dell'unica opposizione oggi esistente in Italia; in uno spirito come quello del vecchio Comitato di liberazione nazionale; quello di cui ancora oggi abbiamo estremo bisogno.

Gianni Vattimo

2 commenti:

Kia ha detto...

Purtroppo professore, il problema non sono tanto il Papa e le sue posizioni di ingerenza. Io credo che problema più grave e angosciante sia che lo stato che si definisce laico, di laico si sta avviando a non avere più nulla. Questi assolutismi della Chiesa mi spaventano ed è una spada di Damocle che sento sempre più incombente sulle nostre teste.

Detto questo professore, le auguro, e ci auguro, con tutto il cuore che il suo lavoro in Europa proceda nel migliore dei modi: devono sapere, devono capire.

Salutiii :)
Chiara

Gianni Vattimo ha detto...

Hai centrato il problema. Serve una reazione convinta. Bisogna evitare il menefreghismo. Conto nella tua partecipazione attiva e in quella degli altri lettori.

Un abbraccio, g.