domenica 16 maggio 2010

Maschi si diventa

Maschi si diventa
L'espresso, 14 maggio 2010

Perché mai, come diceva Simone de Beauvoir, un uomo non si metterebbe mai a scrivere un libro sulla situazione particolare di essere un maschio? Da una domanda come questa muove Franco La Cecla, professore in varie università europee e statunitensi, nel proporre una antropologia del maschio ("Modi bruschi", Eleuthera, euro 13, pp. 128). Maschi, e femmine, in senso proprio non si nasce, ma si diventa. Eppure per molto tempo, nella cultura occidentale, questo non è parso un tema di studio, mentre lo è stato, come si sa, la condizione femminile: le donne hanno per prime preso coscienza della storicità della loro condizione, mentre i maschi hanno a lungo goduto, si fa per dire, della identificazione tra "vir" e "homo": l'humanitas era "ovviamente" un affare al maschile. Perché non sia più così non è solo risultato della rivoluzione sessuale, dei movimenti di liberazione, femminile, gay, ecc. Anzi, questi ultimi sono solo l'aspetto più recente della omologazione moderno-capitalistica di donne e uomini distinti solo dagli attributi genitali, mentre prima si integravano in rapporti sociali ricchi di connotazioni affettive non esclusivamente genitali.
Nella riduzione alla genitalità, è soprattutto il maschio che va in crisi perché da sempre la sua virilità deve formarsi attraverso un laborioso distacco dalla madre e dal connesso pericolo della effeminatezza (acquistando i modi bruschi del titolo), nella costante ansia della prestazione sessuale.
La Cecla, come lo stesso Marx, prova una legittima nostalgia per la comunità precapitalistica dove si poteva diventare veri maschi e vere donne senza ridursi a pura identità sessuale. E dove, come dice Foucault, non si era ancora inventata la categoria psichiatrico-poliziesca della omosessualità, perché era ancora viva la pratica dell'amicizia, non solo virile.
Gianni Vattimo

4 commenti:

Dannox ha detto...

Le donne che reputiamo vittime del maschilismo patriarcale, in realtà non sono forse che, almeno al giorno d'oggi, se ne avvantaggiano?
Anche in passato, ai tempi di Sparta con le donne che dicevano "Uomini, andate in guerra e mostrate il vostro coraggio. Se ci volete, cercate di meritarci" e nel frattempo amministravano i beni. Ai giorni d'oggi è uguale: dobbiamo mostrarci forti, coraggiosi, migliori degli altri, non più in guerra ma col lavoro, tramite lo stipendio, magari con l'evasione con la quale poter fare regali costosi alle donne.
Noi maschi ci crediamo i padroni del mondo, ma le donne sono furbe!

Adele ha detto...

@ Dannox
Proviamo ad immaginare ad invertire i ruoli : Noi donne che ci crediamo le padrone del mondo e chissà... Concedeteci pure la libertà e lo spazio di esser padrone di occuparci di guerre e conquiste, di affari di alta speculazione d'ogni genere e in ogni campo, di sfruttamento delle nostre risorse comuni , di sfruttamento dei nostri simili. In altre parole, a noi "la forza" e a voi uomini il privilegio di coltivare l'arte della "furbizia", dell'economia familiare, dell'opportunismo e del mostrarsi senza veli su ogni palcoscenico....di essere più oggetto che soggetto.

Gaia ha detto...

Forse è arrivato il momento storico per abbandonare facili generalizzazioni e smettere di inscatolarci in categorie obsolete... siamo tanti, tutti diversi... siamo PERSONE e non ci identifichiamo con i gusti sessuali o con quello che abbiamo tra le gambe ecc. ecc.

Antonio Caputo ha detto...

un elogio delle minoranze, perdonate il ritardo

http://cosechedimentico.blogspot.com/2010/06/il-majority-stress.html