venerdì 29 gennaio 2010

Gianni Vattimo condanna l’ingiusta prigionia dei Cinque Eroi

Perugia - Nella sala Goldiana dell’Università per gli Stranieri dell’Umbria, il filosofo italiano Gianni Vattimo ha offerto una conferenza intitolata: ”CUBA-USA e i diritti umani.

Il caso dei 5 cubani reclusi negli Stati Uniti”. Gianni Vattimo, famoso professore universitario e noto intellettuale ha elaborato durante vari anni complessi temi filosifici come sono l’ontologia ermeneutica contemporanea, il Heghelismo e la sua dialettica, il marxismo e la fenomenologia, la psicoanalisi e lo strutturalismo.

Ha pubblicato 28 libri su questi temi ed e considerato uno dei più importanti filosofi vivi d’Italia. È anche membro del Parlamento Europeo per il Partido Italia dei Valori.

La conferenza è stata organizzata da ASICUBAUMBRIA ed è stata patrocinata dal Comune di Perugia.

Il Sindaco della città, Vladimiro Boccali, ha inviato una lettera, letta ai presenti, nella quale ha segnalato che il terrorismo non si può catalogare come buono o cattivo secondo gli interessi geopolitici di uno Stato.

“Non possiamo proclamarci difensori dei diritti umanai per poi dimenticarceli”.

A proposito dei Cinque cubani reclusi nelle prigioni degli Stati Uniti, il sindaco Boccali ha scritto che i Cinque Eroi hanno posto in gioco la loro stessa libertà ed una normale vita familiare in nome dei principi della Carta delle Nazioni Unite, del diritto dei paesi all’auto determinazione, del diritto di difendersi contro le aggressioni e per quello di vivere in pace, segnala il testo che è stato applaudito nel momento della sua lettura.

L’attività è anche servita da cornice alla presentazione dell’iniziativa “Io con i Cinque, e tu?” che conta già sulle adesioni di importanti figure dell’intellettualità italiana, come Franca Rame, Cristiano Lucarelli, Andrea Mingardi e lo stesso Gianni Vattimo.

A questo incontro hanno partecipato studenti, intellettuali, professori universitari e pubblico in generale, che ha reiterato la denuncia dell’ingiusta prigionia dei 5 Eroi nelle prigioni dell’impero, ed un atto di riaffermazione e amicizia per Cuba.

L’Ambasciatore di Cuba in Italia, Rodney López Clemente, ha ringraziato i presenti per la solidarietà costante che gli italiani mostrano per i Cinque antiterroristi ed ha segnalato che questi sono momenti precisi per raddoppiare le iniziative di denuncia di queste ingiuste condanne.

Ambasciata di Cuba in Italia (Traduzione Granma Int.).

martedì 26 gennaio 2010

Heidegger, Essere e tempo





Conferenza sui 5 cubani incarcerati

Una parte del mio intervento del alla conferenza "Cuba-Usa e i diritti umani, il caso dei 5 cubani incarcerati negli Usa" (Sala Goldoniana dell'Università per gli Stranieri di Perugia, 22/01/2010, organizzata da AsiCubaUmbria).


lunedì 25 gennaio 2010

La vittoria di Nichi

Sulla vittoria di Vendola alle primarie

Insieme alla resistenza popolare contro la TAV in Val di Susa, il trionfo di Nichi Vendola nelle elezioni primarie in Puglia, che prelude molto verosimilmente alla sua rielezione alla presidenza della regione, costituisce una delle notizie più confortanti nel panorama politico di questi ultimi giorni, purtroppo dominato ancora dalle manovre berlusconiane per sottrarsi alle leggi e salvare il sistema mafioso su cui si regge la sua maggioranza. Una gran boccata d’aria fresca dalla Puglia, un incitamento per tutti non mollare davanti alle oscene burocrazie partitiche e ai loro intrallazzi di potere. Se c'è qualcosa come il PD, ancora, questo è Vendola e non certo la burocrazia romana che ha cercato invano di liquidarlo, alleandosi con Casini e i peggiori residui della DC.


Gianni Vattimo

sabato 23 gennaio 2010

TV senza frontiere, ma solo per B.

TV senza frontiere, ma solo per B.
L’Eurodeputato Vattimo: anche la Ue critica il decreto Romani che aiuta Mediaset e limita le libertà del web

Da "Il Fatto quotidiano", 23 gennaio 2010. Intervista di Alessandro Cisilin

Ce lo chiede l’Europa. È il mantra recitato da Palazzo Chigi sul decreto Romani che dovrebbe recepire la nuova direttiva europea sull’audiovisivo. Invece il decreto coglie l’occasione per fare altro, abbassando i tetti pubblicitari per il principale concorrente di Mediaset, allentando gli obblighi di investimento nelle produzioni indipendenti e ponendo la videoinformazione Web sotto controllo governativo. Le obiezioni dell’Agcom e le proteste del mondo del cinema, della tv e di Internet hanno indotto la Camera ad aprire un giro di consultazioni con gli operatori. Pareri non vincolanti, naturalmente, e altrettanto sarà quello votato dal Parlamento ai primi di febbraio.
Il testo in discussione differisce molto dalla direttiva europea “Tv senza frontiere” – protesta da Bruxelles Gianni Vattimo, eurodeputato Idv alla commissione Cultura.
“Non faccio dietrologie sull’aggressione subìta da Berlusconi, ma da quando il Duomo di Milano gli è finito in faccia si è levata una campagna contro Internet accusata della storia dell’“odio”. E ora si passa ai fatti.
I maligni citano anche i contenziosi giudiziari tra Mediaset e YouTube.
La questione di YouTube è complessa e coinvolge una riflessione sui diritti d’autore. Ma qua si parla d’altro. Si vuole condizionare chiunque trasmetta in “live-streaming”, chiunque abbia un blog e voglia diffondere immagini in movimento.
Secondo lei Berlusconi davvero teme la concorrenza del Web?
Non credo, l’interesse commerciale viene perseguito in un altro punto, quello che modifica i tetti della pubblicità. Si abbassano quelli per le tv a pagamento a beneficio delle altre , ossia Mediaset. In breve, si fotte Sky. Su Internet la finalità è invece politica, ossia quello di aumentare ulteriormente il “controllo”. Quindi: se il primo obiettivo è come al solito a favore del Cavaliere, il secondo è a favore del fascismo.
Non ritiene però che anche il Web debba conoscere qualche regola e responsabilità?
No, credo nella massima libertà, specie se si tratta di tv a pagamento e degli altri media che vengono consultati attraverso una scelta attiva dell’utente. E qui sono contrario perfino se si tratta di porno.
Il decreto Romani sta suscitando mobilitazioni di piazza sul taglio alle produzioni audiovisive indipendenti.
Tagliare gli obblighi di investimento sulle produzioni italiane ed europee significa mortificare il principale settore di esportazione negli Usa, ossia l’industria culturale, cruciale per l’Italia.
L’Europarlamento reagirà?
Certo, ci mobiliteremo.
E sarete di nuovo accusati di gettare discredito sull’Italia.
Ogni volta che si parla di mafia, illegalità, conflitti di interesse, concentrazione dei media, è imbarazzante, ma non è un’invenzione nostra che l’Italia sia un’anomalia in Europa.


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Tav: Vattimo, oggi è un grande giorno

Tav: Vattimo, oggi è un grande giorno
Susa, 23 gen. - (Adnkronos) - Oggi è un grande giorno nonostante in bombardamenti mediatici dei grandi giornali, delle tv e dei grandi partiti che sono a favore della Tav". Così l'europarlamentare Gianni Vattimo commenta la manifestazione che ha visto sfilare in Val di Susa migliaia di persone, 40mila per gli organizzatori, 20mila per le forze dell'ordine per dire no alla Tav. Tutta questa gente è qui perché si è rotto il rapporto di fiducia con la comunicazione e la politica -aggiunge Vattimo - d'ora in avanti sarà sempre più così si moltiplicheranno i contrasti tra la volontà generale di sfruttamento e le esigenze concrete della gente del luogo", ha concluso.
23/01/2010

Ben scavato vecchio Karl

Ben scavato vecchio Karl
Come e perché torna attuale il suo pensiero, un cantiere riaperto di fronte alle crisi del capitalismo

La Stampa - TuttoLibri, sabato 23 gennaio 2010

GIANNI VATTIMO
Ricordate la battuta di qualche anno, o decennio, fa: «Dio è morto, Marx è morto, e anch'io non mi sento troppo bene»? Ebbene forse possiamo cancellarla definitivamente. Dio se la cava ancora egregiamente, nonostante i dubbi alimentati dalle condotte scandalose dei suoi ufficiali rappresentanti in terra; e Marx è ormai largamente risuscitato per merito del palese fallimento del suo nemico storico, il capitalismo occidentale, salvato solo dalle misure «socialiste» dei governi liberali dell'Occidente.
Ad annunciare con freschezza (e audacia) giovanile il ritorno di Marx è uno studioso torinese emigrato temporaneamente al San Raffaele di Milano, dottorando sotto la saggia guida di Giovanni Reale, un accademico non uso a coltivare giovani ingegni sovversivi. Bentornato Marx!, con il punto esclamativo, è il titolo dell'affascinante libro di Diego Fusaro uscito presso Bompiani (pp. 374, e 11,50). Il libro ha il difetto di portare una dedica al sottoscritto, che ha avuto la ventura di essere tra i professori torinesi presso i quali ha studiato l'autore. Ma ne posso parlare senza pudore perché, a parte l'affettuosa dedica, di mio nel libro non c'è niente, credo nemmeno una citazione; il che può ben valere come garanzia: sia della serietà del lavoro, sia dell'assenza di qualunque conflitto di interesse in questa recensione.
Anzitutto, ci voleva la passione e il coraggio di uno studioso giovane per affrontare l'impresa di una ripresentazione complessiva del pensiero di Marx; non tanto perché ancora agli occhi di molti Marx sembra essere un argomento tabù. Ma soprattutto perché bisognava fare i conti con una bibliografia sterminata di studi critici, di interpretazioni anche politicamente contrastanti, senza metterli semplicemente da parte come se fosse possibile tornare al «vero Marx» saltando la storia della fortuna e sfortuna dei suoi testi; e senza, d'altra parte, farsi travolgere dalle discussioni tra gli interpreti, producendo un ennesimo studio in cui Marx risulta oscurato da uno dei tanti ritratti che pretendono di rappresentarlo.
Fusaro è riuscito egregiamente a evitare i due rischi, e ha raccontato con chiarezza e vivacità vita e dottrina di Marx prendendo anche francamente posizione su tante questioni interpretative presenti nella vasta letteratura che cita e discute nelle note. Uno dei temi ricorrenti nel libro è quello del rapporto tra Marx e il marxismo. Ma, dice Fusaro, l'opera di Marx è stata sempre un cantiere aperto - anche il Capitale è un libro incompiuto; e pretendere di cercare una verità originaria di Marx è sempre stata solo la tentazione dei dogmatismi che hanno creduto di richiamarvisi anche in connessione con politiche di dominio.
Dogmatismo è anche parlare di un socialismo «scientifico», ovviamente. Un vasto settore del marxismo novecentesco è stato dominato (si pensa ad Althusser) dall'idea che Marx sia stato anzitutto uno scienziato della società: proprio Althusser insisteva sulla «rottura epistemologica» che separerebbe il Marx giovane (i famosi Manoscritti economico-filosofici del 1844) dal Marx del Capitale, analista obiettivo della società dello sfruttamento e dell'alienazione.
Fusaro, del resto con l'appoggio di molti studi recenti, mostra che neanche l'analisi obiettiva delle strutture del capitalismo condotta nel Capitale sarebbe possibile senza l'operare, nello spirito di Marx, di un costante proposito normativo. Il termine «critica» che ricorre così spesso nei titoli dei suoi scritti - dalla Critica della filosofia del diritto di Hegel fino allo stesso Capitale che è sottotitolato «Critica dell'economia politica», ha sempre avuto per lui il duplice significato: analisi di un oggetto per determinarne il significato e valore, e smascheramento e denuncia di errori e mistificazioni.
Per questo Marx merita la qualifica di pensatore «futurocentrico»; per il quale la filosofia non deve limitarsi a descrivere (o addirittura, a contemplare) il mondo, ma deve trasformarlo (come dice la famosa undicesima delle Tesi su Feuerbach). A quella che Gramsci definirà la «filosofia della prassi» Marx giunge partendo da posizioni che condivide con i «giovani hegeliani», discepoli di Hegel che radicalizzavano in senso rivoluzionario le tesi del maestro, ma sempre mantenendosi nell'ambito di una critica teorica degli errori: così, la religione veniva smascherata come proiezione del desiderio di perfezione dell'uomo, ma tutto si limitava a sostituirvi un atteggiamento mentale filosofico.
Via via che, anche come giornalista della Gazzetta Renana, Marx acquista conoscenza concreta delle condizioni di sfruttamento in cui vivono i salariati della sua epoca, le posizioni di critica filosofica dei giovani hegeliani gli appaiono sempre più insufficienti: se l'uomo proietta in Dio una immagine di perfezione e felicità che non può avere, non basta spiegargli questo meccanismo alienante; bisogna modificare le condizioni di miseria e di infelicità in cui di fatto vive. Questo in fondo è il significato fondamentale del materialismo storico, che come lo spettro del comunismo ha tanto spaventato le borghesie di tutto il mondo.
Il Manifesto del Partito comunista, scritto nel 1848, è un lavoro «su commissione», Marx e Engels lo scrivono per mandato dalla Lega dei comunisti che si riunisce a congresso nel 1847, mentre nel 1864 parteciperanno alla fondazione della Associazione internazionale dei lavoratori, poi passata alla storia come la Prima Internazionale. Anche se da «giovane hegeliano» ha aspirato alla carriera accademica, Marx è ormai un attivista politico, anche la grande impresa scientifica del Capitale nasce in questo clima.
Ma: critica e azione politica in nome di che? Marx, nonostante le apparenze e le opinioni di tanti suoi interpreti, è un «filosofo della storia», eredita da Hegel, rovesciandone il senso puramente idealistico, una prospettiva finalistica (una traccia secolarizzata di religiosità): non che ci «sia» un senso dato della storia, ma certo l'uomo lo può creare se si progetta in un tale orizzonte. La descrizione scientifica del capitalismo ha solo senso in questa prospettiva emancipativa. Che nonostante il «sonno della ragione» mediatico-televisivo in cui siamo caduti, ha ancora, e di nuovo, la capacità di svegliare anche noi: davvero, bentornato Marx!