lunedì 12 marzo 2012

No tav, digiuno per discussione pubblica

Tav: Torino, digiuno a staffetta per chiedere discussione pubblica su opera
Torino, 10 mar. - (Adnkronos) - Avrà inizio sabato prossimo in piazza Castello a Torino un digiuno pubblico a staffetta per chiede di aprire una discussione pubblica sul progetto per la linea ad alta velocità in Val di Susa. 'Ascoltateli!' è la parola d'ordine dell'iniziativa promossa in collaborazione con il Centro Studi Sereno Regis. ''Abbiamo scelto il digiuno - spiegano in una nota i promotori che per l'occasione allestiranno una tenda in piazza - perché è una forma forte di lotta nonviolenta, un'esperienza di approfondimento individuale e collettiva, di apertura verso tutti e tutte coloro che sono disponibili a un dialogo non solo formale''. Tra i primi firmatari dell'appello, Vittorio Bertola, Fabrizio Biolé, Juri Bossuto, Giulietto Chiesa, Turi Cordaro (Salvatore Vaccaro), Michele Curto, Paolo Hutter, Ugo Mattei, Luca Mercalli, Gianni Vattimo.
La Repubblica, Torino, 10 marzo 2012

martedì 6 marzo 2012

Genova, un resoconto

 

Genova. Don Gallo e Gianni Vattimo con la trans Valentina e Paola Pettinotti a Palazzo Ducale

Genova.mentelocale.it, 6 marzo 2012. Di Chiara Pieri

 

«Mi hanno sempre affascinato le trans» dice un Don Gallo scherzoso come al solito, durante la presentazione del libro Container e tacchi a spillo. L'accompagnatrice operaia (Fedelo’s, 2012), scritto a quattro mani da  Marco 'Valentina' Canepa e Paola Pettinotti.
Lunedì 5 marzo, nonostante la serata di pioggia, una nutrita schiera di pubblico si è presentata a Palazzo Ducale per ascoltare la genesi di un libro particolare, come Container e tacchi a spillo, un po’ thriller, un po’ romanzo psicologico, che racconta, tra verità e fantasia, la storia di Valentina, trans che vive a Genova e lavora in porto come camallo.
Insieme alle autrici, al co-editor e a Don Gallo, che con la Comunità di San Benedetto da anni si occupa di fornire un aiuto alle trans del ghetto, c’era anche il filosofo Gianni Vattimo: «Sono onorato di essere qui, non nel mio solito ruolo di professore universitario un po’ trombone, ma perché sono gay e credo nell’importanza dei diritti civili, che riguardano tutti, come rivendicazione della personalità».
Il docente torinese ha anche raccontato di come è stato difficile per lui come omosessuale, rapportarsi alla società, specialmente in gioventù: «Da ragazzo pensavo che avrei dovuto fare il parrucchiere o l'architetto, perché quelli erano considerati all'epoca lavori adatti a un omosessuale. Ma ho scelto la carriera universiaria. Quando ho fatto outing, in realtà senza saperlo, perché era stato pubblicato un articolo in cui era presente il mio nome come candidato per il F.u.o.r.i.! (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano), ho subito pensato a mia mamma e poi al mio lavoro. Mi dicevo, ‘Non mi chiameranno più a tenere una conferenza su Heidegger’. Invece, poco tempo dopo sono stato eletto preside della Facoltà, fortunatamente non ho subito discriminazione». 
Anche Don Gallo ha ricordato l’importanza dei diritti civili per il rispetto della dignità della persona, citando a questo proposito l’Associazione Princesa, che riunisce le trans genovesi e che si batte perché possano partecipare alla società civile, lavorando e non solo prostituendosi. Ne è un esempio il calendario del 2012, che mostra le 'ragazze del ghetto' intente in diverse occupazioni, che vorrebbero, ma non possono fare. «Quando è nata l’associazione io non c’ero – ha raccontato scherzosamente il Don - Qualcuno ha chiesto: 'Chi è il presidente?’. E qualcun altro ha risposto: ‘Don Gallo’. Il giorno dopo mi chiama la curia e mi convoca per mezzogiorno, un mezzogiorno di fuoco. Mi presento e il cardinale mi guarda con preoccupazione e dice: 'Don Andrea come la mettiamo con le transessuali?'. Io lo guardo e gli rispondo: 'Eminenza come la mettiamo con le transessuali? Anche loro sono figlie di Dio'».
«Sono una persona fortunata – ha detto Valentina – perché quando ho deciso di rivelare al mondo di essere transessuale e di fare il camallo ho potuto farlo. Molte altre trans non hanno la mia stessa fortuna e sono costrette alla prostituzione per necessità. Il libro nasce anche da questo, dal raccontare come la mancanza di lavoro sia anche una perdita di dignità».
Paola Pettinotti, invece, ha spiegato perché abbiano scelto il genere del thriller: «Container e tacchi a spillo è un libro che si può leggere a più livelli. È molto pulp, ma sotto la superficie ci sono ragionamenti e sentimenti autentici».

lunedì 5 marzo 2012

"Della realtà", recensione di Federico Vercellone

Trent’anni dopo «Il pensiero debole»: la lunga fedeltà all’ermeneutica, mancando i fatti
Vattimo, la libertà il nostro abisso
«Della realtà»: il nichilismo come caratteristica saliente della cultura contemporanea Un mondo che moltiplica vorticosamente le sue prospettive, venuta meno ogni ipotesi metafisica
di Federico Vercellone. TuttoLibri, La Stampa, 3 marzo 2012

Sono ormai trascorsi quasi trent'anni da quando apparve presso Feltrinelli, a cura di Gianni Vattimo e di Pier Aldo Rovatti, un volume che ha smosso gli animi e fatto epoca, Il pensiero debole. Fu subito chiaro che si era toccato un nervo scoperto. In breve la questione era la seguente: si doveva constatare che la società di massa era andata trasformandosi in una civiltà dei media dominata dall' immagine. I grandi guru della critica della cultura, non importa se di sinistra e di destra, avevano guardato al fenomeno con un occhio implacabilmente critico. Ma, come sempre, non tardò ad arrivare il tradimento di un chierico. E non poteva che essere un transfuga di grande livello a difendere l'avversario di sempre. L'interrogativo posto da Vattimo era se davvero il mondo immaginario dominato dai media fosse un vuoto fantasma. O se non si trattasse invece di un universo che possedeva impreviste chances di emancipazione. Se non si trattasse di una cultura - era questa l'ipotesi «debolista» - che consentiva davvero il realizzarsi del sogno liberale e illuminista di un mondo pluralista, ove tutte le individualità potevano esser contemplate e riconosciute nella loro peculiarità. E' il sogno postmoderno.
Gianni Vattimo enunciò l'idea che la possibilità di possedere molte televisioni si configurava come un pluralismo inedito, sconosciuto ai mondi precedenti che si erano fissati sull'unicità della verità. Grazie a questo passo egli incarnò, agli occhi di una parte consistente dell'élite culturale, l'immagine di colui che ha cambiato sponda per unirsi ai vincitori. La polemica contro il pensiero debole divenne così una polemica contro la cultura dominante da parte di un settore significativo della casta dominante della cultura. E la cosa è continuata sino a tempi recentissimi anche grazie al recente dibattito sul «nuovo realismo».
E' venuto dunque il momento di fare bilanci equilibrati di una vicenda filosofica in trasformazione e ancora in atto, che ha attraversato fasi diverse e anche autocritiche. Proprio Gianni Vattimo ci fornisce questa occasione grazie al suo libro più recente, Della realtà, pubblicato ora da Garzanti nel quale raccoglie e rielabora scritti degli ultimi quindici anni raccolti intorno a due nuclei di lezioni tenute nel 1998 a Lovanio e nel 2010 a Glasgow (le prestigiosissime «Gifford Lectures»).
Com'è ben noto, il pensiero di Vattimo fa riferimento a una tesi di Nietzsche, secondo la quale «non ci sono fatti, solo interpretazioni», laddove anche questa «è un'interpretazione». Le obiezioni principali formulate contro questa tesi sono due. La prima è di natura epistemologica: su questa via viene messa in questione la verità della scienza. La seconda è invece di ordine pratico-morale: se tutto è interpretazione, ogni cosa diviene opinabile. Così diventa lecito negare l'Olocausto ma anche, perché no?, viaggiare in controsenso sull'autostrada. Ora, per quanto mi risulta, né Gianni Vattimo né altri rappresentanti del pensiero ermeneutico hanno mai rifiutato di farsi visitare dal medico a causa di una sfiducia preconcetta nei confronti della scienza o, anche tralasciando l'Olocausto, hanno attentato in automobile, emuli di Marinetti, alla vita propria e a quella altrui. Se le cose stanno così, ci sarà qualche buon motivo per rivisitare la questione da un altro punto di vista.
Anche in questo libro Vattimo afferma che il nichilismo, che si prospetta con forza nella tradizione Nietzsche-Heidegger, costituisce una caratteristica saliente della cultura contemporanea (postmoderna e oltre...). Il nichilismo comporta che l'universo abbia perduto il proprio cardine, l'idea di Dio come Essere Supremo, certezza ultima della consistenza del creato, della sua coerenza, garanzia della verità delle nostre conoscenze, sigillo di un ordine buono e giusto. Quando il fulcro di quest'ordine grandioso viene meno, quando, per dirla con Nietzsche, si scopre che «Dio è morto», si spalanca un abisso. Alla verità ultima sancita dalle salde architetture della metafisica, si sostituisce un mondo che, in assenza di un fuoco dello sguardo, moltiplica vorticosamente le proprie prospettive. In questo ambito si diviene consapevoli della radicale storicità dell'esistenza, dei saperi, e di tutto il tessuto di concetti che li compongono. E' il mondo totalmente tecnicizzato che ci è consueto, nel quale tuttavia si spalanca un'altra volta, grazie alla consapevolezza profonda del carattere divenuto di noi stessi e del mondo, l'abisso della libertà. Quali criteri, per scegliere secondo verità e giustizia, vanno adottati in questo contesto nel quale non siamo confortati da alcuna oggettività stabile? Probabilmente, per cominciare a sbrogliare la matassa, dobbiamo ricordarci, come ci insegna molta biologia contemporanea, che neppure la natura è «oggettiva», ma è attraversata da moti di autorganizzazione creativa che la rendono molto prossima alla cultura.

Una giornata a Genova

Le Religioni e la violenza,
incontro con Gianni Vattimo 

Quarto appuntamento per il ciclo di Palazzo Ducale. Oggi alle 17:45, ospite d’eccezione sarà il filosofo, docente e politico torinese con un incontro dal titolo “Religioni e linguaggio della violenza”
Gianni Vattimo
Intolleranza e sopraffazione in nome della religione sono tornate drammaticamente all'ordine del giorno. Ma le religioni che cosa insegnano a pensare delle altre fedi e di chi non crede? La reazione violenta è prevista nei loro testi fondatori oppure è conseguenza di un uso politico delle religioni?

Dopo aver ragionato su tali argomenti a proposito si Ebraismo, con il rabbino Benedetto Carucci Viterbi, di Cristianesimo, con il pastore valdese Daniele Garrone, e di Islam, con l’esperto Massimo Campanini, oggi pomeriggio tocca a Gianni Vattimo, professore emerito di Filosofia teoretica all'Università di Torino e parlamentare europeo, aggiungere nuovi elementi al dibattito sul rapporto tra le religioni e la violenza.


Nel corso dell’incontro in Sala del Maggior Consiglio, il filosofo analizzerà l'uso, spesso violento, del linguaggio delle religioni in ogni contesto culturale e sociale. Sul tema, Vattimo ha pubblicato i libri Credere
di credere (Garzanti 1996), Dopo la cristianità. Per un cristianesimo non religioso (Garzanti 2002) e Il futuro della religione. Carità, ironia, solidarietà (Garzanti 2005). 

La rassegna, che vedrà protagonisti anche Alberto Pelissero (Induismo, 12 marzo) e Gabriella Caramore (Religioni. Una critica alla violenza?, 19 marzo), è realizzata collaborazione con il Centro Studi Don Antonio Balletto.
Gianni Vattimo - Religioni e linguaggio della violenza
Dove: Sala del Maggior Consiglio, Palazzo Ducale, piazza Matteotti 9, Genova
Quando: lunedì 5 marzo 2012, ore 17:45
Ingresso gratuito
Genova, 5 marzo 2012
 
"Container e tacchi a spillo"
Storia di un'accompagnatrice operaia
Vivere Genova 


È il titolo del libro che sarà presentato a Palazzo Ducale questa sera, alle ore 21. Interverranno le  autrici Valentina Canepa e Paola Pettinotti, con  Andrea Marvasi, Giacomo Pinelli, Don Gallo e Gianni Vattimo.
Valntina Canepa è autrice e protagonista del libro
Marco “Valentina” Canepa e Paola Pettinotti, le due autrici del libro, raccontano proprio la storia di quelli che Don Gallo definirebbe come “ultimi”:

Valentina è un trans e anche un “camallo” (così a Genova sono chiamati gli scaricatori di porto). La sua vita sono le banchine del porto,  forse ultimo cuore di una città in cerca di un’identità smarrita, e le “calate” genovesi con le tante storie di accettazione e di integrazione che portano con sé.


Nel volume racconta la sua esperienza. Una storia di come un “diverso” sia riuscito a farsi accettare in un ambiente apparentemente ostile e chiuso quale è la rappresentazione immaginaria del mondo portuale.


Tra container e gru, navi che si caricano e si scaricano, Valentina racconta il suo orgoglio di “camallo”, l’impegno politico, la sua consapevolezza di sé. Ma insieme a Valentina c’è Claudia, professione “bocca di rosa” come l’avrebbe potuta cantare De Andrè. La sua è una vita isolata, difficile, povera, senza speranze, senza scopo.


Due figure apparentemente all’opposto, ma eppure complementari e legate, unite da qualcosa che si svolge pagina dopo pagina tra i misteriosi malesseri di Valentina e le amnesie di Claudia.


Oltre all'autrice, partecipano all'incontro Don Andrea Gallo, il filosofo torinese Gianni Vattimo, il fondatore di Fedelo's Editrice Andrea Marvasi e il co-editor Giacomo Pinelli. L’incontro ha il patrocinio di Approdo – Comitato Provinciale Arcigay Genova e della Comunità di San Benedetto al Porto.

 Le autrici:

Marco “Valentina” Canepa è un trans “camallo” al porto di Genova. Ha partecipato a numerose trasmissioni in tv. E’ consigliera nazionale e provinciale di Arcigay e nel 2010 è stata candidata al consiglio regionale della Liguria per i Verdi. 


Paola Pettinotti è nata a Torino nel 1956. E’ laureata in storia. Ha conseguito il patentino di guida turistica, attività che esercita tutt’ora. Ha partecipato a numerosi concorsi letterari conseguendo ottimi risultati. Ha pubblicato con la casa editrice Frilli di Genova il romanzo giallo “Ghetto”(2005) e un racconto nell’antologia ”Donne e crimine” (2007).

 
Container e tacchi a spillo – l’accompagnatrice operaia
Dove:   Palazzo Ducale, Sala del Minor Consiglio, piazza Matteotti 9 – Genova
Quando: lunedì 5 marzo 2012 ore 21
Ingresso libero
Info: tel. 010  5574000
Genova, 5 marzo 2012

domenica 4 marzo 2012

No Tav, ancora battaglia. Vattimo in diretta: “Buttare a mare Monti, serve moratoria, la soluzione è politica”

Infiltrato.it, domenica 4 marzo 2012. Di Emiliano Morrone

Gianni Vattimo è a Bussoleno (Torino).  È sabato sera, 3 marzo. In corso una manifestazione dei No Tav. Il filosofo e parlamentare europeo sta nel corteo, però prende la chiamata: «Tu chiedi, io provo a risponderti al telefono». L'intervista è impedita dai rumori della folla: agitazione, urla, rabbia civile. La tensione resta alta per la Val di Susa. Vattimo precisa: «La polizia non c’entra, non va mai criminalizzata». «Io sono figlio di un poliziotto, non mi stancherò di ripeterlo», aggiunge; quasi evocando la difesa di Pasolini delle forze dell’ordine ai tempi di Valle Giulia.

Il politico si allontana un attimo, ma il coro dei No Tav ha una potenza assordante. «I ragazzi in divisa sono persone per bene, bisogna buttare a mare Monti, perché una ferrovia utilizzata al 20% non serve più, vorrei sapere che cazzo ce ne facciamo». Ruggisce il maestro del pensiero debole, nonostante i suoi 75 anni. Piemontese, sente la battaglia civile, sa quanto contino le ragioni del territorio, «abbandonato dal Pd». «Questa è sinistra?», si domanda silurando Fassino e «consociati», a cui augura di «finire distrutti alle prossime elezioni».
Vattimo commenta l’atteggiamento di Bersani, che per le divergenze sul Tav ha minacciato la rottura dell’alleanza di Vasto (Pd, IdV, Sel), sancita nel settembre 2011. «È chiaro che non sta a sinistra – ci dice il filosofo – se non capisce che urge più che mai un’alternativa progressista, in questo momento di crisi».
Il segretario del Pd vuole la linea ferroviaria ad alta velocità. A ogni costo, così come pensata. Di Pietro ha proposto una moratoria, per valutare «con responsabilità, al di fuori dell’ideologia, se è utile realizzare un progetto vecchio di 40 anni». Il leader dell’Italia dei Valori ha ribadito che è doveroso l'ascolto e il rispetto delle popolazioni coinvolte; che in sede europea vanno considerati tutti gli aspetti del problema Tav. Vendola, intanto, ha firmato una lettera di don Luigi Ciotti e del giurista Livio Pepino pubblicata su il manifesto. Nel documento è scritto che «dalle forme di violenza occorre prendere le distanze senza ambiguità». Ma i promotori, tra cui il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, respingono la riduzione «della protesta della valle a questione di ordine pubblico», da delegare alla polizia. Soprattutto, sottolineano: «La contrapposizione e il conflitto possono essere superati solo da una politica intelligente, lungimirante e coraggiosa». Poi sintetizzano: «La costruzione della linea ferroviaria è una questione non solo locale e riguarda il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali».
Vattimo sostiene che i Democratici sono ormai «asserviti al potere», «difensori degli interessi forti», «amici dei padroni», «collegati a un governo delle banche che va dritto per la sua strada e se ne strafotte della gente». Quando gli ricordiamo che per Monti il Tav è «una porta d’accesso all’Europa», replica: «Il presidente del Consiglio ha per caso prodotto degli studi ambientali o trasuda di retorica?».
Interrompiamo per capire che cosa si può fare, secondo uno fra i pensatori più conosciuti nel mondo. «Intanto, se diminuisce la partecipazione ho l’impressione che si perda. Poi, ritengo molto seria, concreta e importante la posizione espressa ieri dall’esecutivo nazionale dell’Italia dei Valori, in cui milito e in cui mi pare che non ci siano tanti rivoluzionari selvaggi alla Vattimo. Una moratoria è saggia e strategica per il bene comune, non si può spacciare l’idea che la soluzione possa non essere politica, come qualcuno fa strumentalmente via Internet». Vattimo continua: «Io non prendo mica solo la “Freccia rossa”. Viaggio spesso su regionali che ti raccomando, con bagni “spaventevoli”, peggio che nei Balcani. Bisogna interrogarsi, il punto è guardare ai trasporti in Italia, a come investire le risorse pubbliche. Lì da te, in Calabria, è una rovina con i treni. Eppure, la stampa sponsorizza questo Tav come la salvezza. Si capisce, i media sono in mano ai capitalisti e quelli locali dipendono dal potere politico. Allora, falsano la storia».
L’Infiltrato ha raccontato un’altra storia, forse. «Della realtà», parafrasando l’ultimo libro di Vattimo, con specificazione «Fini della» ferrovia.

sabato 3 marzo 2012

Lettera agli amici NoTav

Dal mio blog sul sito de Il Fatto Quotidiano, 3 marzo 2012


Tav, quando le forze dell’ordine fanno paura

Cari amici NoTav,

Se nei prossimi giorni mi capiterà di non venire alle manifestazioni in Valle non sarà (solo) a causa di altri impegni, sarà principalmente perché ho paura. Lo confesso senza pudore, e tanto più esplicitamente quanto più mi sembra un sentimento nuovo, che non avevo più provato da tanti anni, almeno dai fatti di piazza Statuto (governo Tambroni, un millennio fa), anche perché ai tempi del G8 di Genova ero, fortunatamente per me, all’estero per lavoro. Dagli anni di Tambroni porto sempre con me il ricordo di un suggerimento a cui penso con un certo umorismo: quando stai per andare alla manifestazione non mangiare o mangia poco, perché se ti sparano nello stomaco vuoto è più facile che la ferita si rimargini. Non ho mai avuto modo di verificare se è vero.

Comunque, non si sa mai, dato il clima che il governo sta deliberatamente creando per costruire il TAV. Rifletto su questa faccenda della paura fisica pensando all’immagine di Perino trascinato via e con il gomito rotto a manganellate; pensando ai dimostranti inseguiti nelle strade del paese e fin nel bar, quando ormai la manifestazione era dispersa e si trattava solo di “punirli” a botte. Che cosa posso aspettarmi da un governo che dice di voler “andare avanti a tutti i costi”? E comunque: è normale una situazione in cui un cittadino decide di restare a casa per paura? Non paura dei violenti black bloc – credo ce ne fossero anche sabato passato che marciavano in Valle del tutto inermi, allegri e amichevoli. No, ho paura delle “forze dell’ordine”, non dei singoli carabinieri e poliziotti, che, lo penso anch’io, “fanno solo il loro dovere”. Ma paura di chi questo dovere glielo impone in forme e modi fuori da ogni legalità. Difficile pensare che la caccia all’uomo di lunedì sera a Chianocco e Bussoleno, come la carica di sabato a Porta Nuova, sia stata una iniziativa di singoli agenti scatenati e assetati di vendetta.

Paura, dico. Certo può capitare di trovarsi in un tafferuglio dove si prendono anche manganellate. E la prudenza consiglia sempre di non fermarsi sul luogo in casi come questi: “circolare”… Ma qui si tratta davvero di tafferuglio casuale, di ristabilimento dell’ordine? In Valle la faccenda dura da più di vent’anni, il dialogo è stato sempre rifiutato: mente Virano sapendo di mentire, da quando ha deciso – con il pieno favore di tutte le autorità, PD in testa – che al tavolo dell’osservatorio sedessero solo i sindaci preliminarmente favorevoli alla TAV, cioè la minoranza, mentre tutti gli altri non avevano voce in capitolo.
 
Se nel futuro vicino la resistenza della Valle dovesse attenuarsi, se altri, come me, vi dicessero “non contare più su di me, ho paura, mia madre, mia moglie, i miei figli, ci stanno troppo male”; oppure: “io sono troppo vecchio e debole per sdraiarmi per terra, farmi trascinare via a calci e pugni” – non sarà certo perché ha vinto la sana ragione di chi vuole lo sviluppo, isolare i violenti, tenere l’Italia agganciata all’Europa, promuovere il lavoro e i commerci… Sarà solo perché un governo sempre più esplicitamente fascista (organizzazione armata delle classi dirigenti) avrà vinto la battaglia per la sua pretesa legalità (Berlusconi prescritto docet!), costringendo i cittadini a una più o meno rassegnata clandestinità. Purtroppo ce n’est qu’un debut!

Gianni Vattimo

Intervista su "Della realtà"

01/03/2012
Della realtà, fini della filosofia con Gianni Vattimo
Radio Fahrenheit, 1 marzo 2012

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Che cos'è la "realtà" che dovrebbe smentire le illusioni post-moderniste? La querelle tra pensiero debole, postmoderno e nuovo realismo sta animando il dibattito filosofico contemporaneo in Italia. Sarà vero che la metafisica è morta e che possiamo filosofare in pace? Lo chiediamo a Gianni Vattimo, filosofo, autore di Della realtà.

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