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| Fonte: godandpoliticsuk.org |
martedì 18 giugno 2013
“La Chiesa dovrebbe superare le ipocrisie sulla sessualità”
mercoledì 27 marzo 2013
Miedo al cambio
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| Gianni Vattimo |
sabato 2 marzo 2013
L'atto rivoluzionario del Papa
mercoledì 6 giugno 2012
Vattimo al Pride "attacca" il Vaticano
«Gay? Solo i ricchi non hanno problemi»
L’onorevole - filosofo, anche autore del libro "Della realtà. Fini della filosofia", edito da Garzanti e ieri presentato durante il convegno, ha fatto il punto sulla situazione dei diritti civili in Italia, situazione definita quanto mai arretrata se paragonata a quella vigente in altri paesi d’Europa. Vattimo si è concentrato soprattutto sull’importanza che i riconoscimenti sanciti da alcuni governi hanno nella vita degli omosessuali o di chiunque non riconosca nel matrimonio l’unico vincolo di unione affettiva. «Nella cultura italiana ci sono ancora tantissime riserve - ha dichiarato il parlamentare - e continuo a dire, da buon marxista-leninista, che l’omosessualità è anche una questione di classe: i ricchi possono tranquillamente vivere la loro vita sessuale "ordinaria" in una casa e quella "straordinaria" nella villa in Marocco dove hanno l’amante, il problema rimane per i piccolo-borghesi che devono fare i conti con una vita che non può essere nascosta». Vattimo è però convinto che «qualcosa, negli ultimi anni, è cambiato».
lunedì 3 ottobre 2011
Entrevista con Gianni Vattimo “La democracia no es posible con verdades absolutas sobre la convivencia”
Entrevista con Gianni Vattimo: “La democracia no es posible con verdades absolutas sobre la convivencia”
| Benedetto Croce |
| Martin Heidegger |
domenica 31 luglio 2011
Ipotesi su Gesù
L'Espresso, 4 agosto 2011

Gianni Vattimo
martedì 28 giugno 2011
“Questo è il terreno su cui la Chiesa esercita il suo potere”
Il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo, cattolico, ha firmato la legge che riconosce i matrimoni omosessuali
“Questo è il terreno su cui la Chiesa esercita il suo potere”
di Maurizio Assalto
La Stampa, 26.6.11
È l’America che si conferma più avanti del Vecchio Continente?
«La differenza è soprattutto tra America e Italia. In Europa esistono tanti istituti simili al matrimonio omosessuale, mentre da noi non se ne può neppure parlare. Mi sembra la dimostrazione del fatto che in Italia c’è una separazione tra politica politichese e opinione pubblica corrente, basti pensare a tanti sondaggi dove anche i cattolici praticanti sono largamente favorevoli al riconoscimento delle unioni civili gay. E mi fa rabbia che la politica ufficiale abbia così paura di dispiacere al Papa da fregarsene di dispiacere ai cattolici. Purtroppo l’etica familiare e sessuale resta il terreno principale su cui la Chiesa esercita il suo potere, e su questo non cede».
Forse però adesso qualche cosa potrebbe cambiare. Noi siamo sempre stati americanofili, in particolare vicini a New York. «Ma nooo! Non ci credo. Credo che quello di New York sia un buon esempio, ma non avrà nessuna influenza. Noi, in quanto filoamericani, continuiamo a bombardare la Libia con la Nato, ma quanto al resto... Piuttosto, l’Italia dovrebbe guardare non a New York si sa, New York è la città del peccato -, ma ad altri Stati americani più arretrati come lo Iowa, che pure ha approvato i matrimoni gay: se li ammette anche uno Stato così poco glamour , allora potremmo ricavarne un buon esempio».
Pensa di fare qualcosa come parlamentare europeo?
«Non ci avevo ancora pensato. Appena tornerò a Strasburgo, a inizio luglio, cercherò di farmi sentire con i colleghi della commissione Libertà, di cui sono membro supplente. Ma ho l’impressione che il Parlamento europeo sia poco sensibile, a dimostrazione che la lobby gay non è così forte come dice Buttiglione».
Sembra sfiduciato. Non sarà che a questa legge non tiene poi troppo neppure lei?
«Sull’importanza della legge non ho dubbi, sul fatto che molti gay la attendano con ansia invece sì. Immagina cosa direbbe Pasolini? Probabilmente non ne sarebbe entusiasta, lui che era così geloso della sua diversità. E tutto sommato io stesso non so che cosa farei. Anche perché ormai non trovo più, posso solo adottare dei bambini remotamente...».
Italy: Vatican Colonialism and Cowardice of Politicians
Interviewed by Repubblica, commenting on New York’s legalization of same-sex marriage, philosopher Gianni Vattimo, MEP, believer, gay activist, was very clear: “Italy is the problem for Europe. It’s not the fault of the Italians, but it’s because of Vatican colonialism and the cowardice of politicians.”
Vattimo attacked the Catholic Church also for its claim that its doctrine is “natural law”, not only about same-sex unions, but also about bioethics, end of life, divorce.
According to the Italian philosopher, despite the majority of Italians support human rights, politicians prefer not to lose the vote and influence of bishops and parish priests.
Nozze gay: Vattimo, i politici italiani temono il Vaticano
'Il problema dell'Europa si chiama Italia, non per colpa degli italiani, ma per la colonizzazione portata avanti dal Vaticano e per la codardia dei politici'. Intervistato dalla Repubblica e dalla Stampa il filosofo Gianni Vattimo, eurodeputato dell'Idv, esprime dubbi sul fatto che ci possa essere una svolta in Italia nel riconoscimento delle coppie gay. 'Il problema è l'intreccio tra l'arretratezza politica e una Chiesa che considera i suoi principi come principi di diritto naturale, non solo sulle unioni omosessuali, ma sulla bioetica, sul fine vita, sul divorzio. Principi non negoziabili, anche se la Chiesa si dichiara democratica', spiega Vattimo. In questo contesto 'il politico, pur di non perdere un voto del vescovo o del parroco, preferisce evitare di affrontare la questione, anche se nel Paese la posizione è diversa. In Italia c'è una separazione tra politica politichese e opinione pubblica corrente, basti pensare a tanti sondaggi dove anche i cattolici praticanti sono largamente favorevoli al riconoscimento delle unioni civili gay', prosegue Vattimo. 'Mi fa rabbia che la politica ufficiale abbia così paura di dispiacere al papa da fregarsene di dispiacere ai cattolici. Purtroppo - conclude - l'etica familiare e sessuale resta il terreno principale su cui la Chiesa esercita il suo potere, e su questo non cede'.
http://www.imgpress.com/notizia.asp?idnotizia=61416&idSezione=1
domenica 26 giugno 2011
"Anche in Italia ci vorrebbe una svolta ma i politici hanno paura del Vaticano"
La Repubblica, 26 giugno 2011. Intervista di Diego Longhin
TORINO - «Il problema dell'Europa si chiama Italia, non per colpa degli italiani, ma per la colonizzazione portata avanti dal Vaticano e per la codardia dei politici». Il professor Gianni Vattimo, filosofo ed eurodeputato dell'Italia dei Valori, nutre dubbi sul fatto che ci possa essere una svolta in Italia nel riconoscimento delle coppie gay.
Si continuerà a far polemiche su una pubblicità Ikea e sullo slogan "siamo aperti a tutti i tipi di famiglia"?
«Il problema è l'intreccio tra l'arretratezza politica e una Chiesa che considera i suoi principi come principi di diritto naturale. Non solo sulle unioni omosessuali, ma sulla bioetica, sul finevita, sul divorzio. Principi non negoziabili, anche se la Chiesa si dichiara democratica. Il politico, pur di non perdere un voto del vescovo o del parroco, preferisce evitare di affrontare la questione, anche se nel Paese la posizione è diversa».
La maggioranza è a favore delle unioni gay?
«Basta guardare i sondaggi. Non vogliamo usare la parola matrimonio perché infastidisce. Va bene. Sarebbe importante un riconoscimento legale. Anche i cattolici sono d'accordo. Anche io mi considero un cristiano, non tanto praticante perché la Chiesa pensa che sia un bandito...».
La maggioranza politica non corrisponde a quella reale?
«No, ma è una cosa che accade sempre più spesso. Si vincono i referendum, ma poi si perde in parlamento».
Tra i politici italiani vede un Cuomo o un Obama che possa infrangere la codardia?
«Difficile, non vedo nessuno».
L'ex primo cittadino di Torino, Chiamparino, aveva partecipato alle nozze tra due lesbiche per riportare l´attenzione sul tema. Una spinta da parte dei sindaci avrebbe un effetto?
«Chiamparino ha fatto bene e si è dimostrato aperto. Ma quanti sindaci sono disposti a seguire il suo esempio? Pochi».
L'oncologo Veronesi ha esaltato l'amore gay come scelta consapevole, più evoluta del rapporto etero. È d'accordo?
«Alcune argomentazioni hanno un loro senso. Veronesi dice che nell'amore gay si cerca la vicinanza di pensiero e sensibilità con l'altro, mentre l'amore etero è strumentale alla procreazione. In una battuta sfido a trovare un maschio normale che voglia assomigliare alla sua signora. Poi si possono avere figli con tecniche diverse, senza ricorrere a strumenti biologici. Attenzione però a non esagerare. E lo dico come gay. Non c'è una superiorità nell´amore gay rispetto all'amore etero».
Lei si sposerebbe?
«Sono per una legalizzazione. Non è un problema di matrimonio nel senso classico. Pasolini oggi sarebbe a favore delle nozze? Ho dei dubbi perché tra i gay prevale la difesa della propria diversità. Altra cosa è un riconoscimento legale dell´unione, che varrebbe per le coppie omosessuali come per quelle etero».
domenica 24 aprile 2011
“Governo asservito al Vaticano e l'Europa è sempre più lontana”
“Governo asservito al Vaticano e l'Europa è sempre più lontana”
di Paola Coppola, La Repubblica, 24 aprile 2011
Gianni Vattimo: a caccia di una manciata di voti. Il problema è che in Italia manca una legge anti omofobia, che punisca severamente questi atteggiamenti odiosi. Andrebbe approvata urgentemente
ROMA - «È una polemica pretestuosa, che punta a guadagnare una manciata di voti nel mondo cattolico. L’ennesimo affondo di un governo che pretende di definire le cose come meglio crede e che sul fronte dei diritti civili è rimasto indietro rispetto all’Europa».
Il filosofo Gianni Vattimo, dichiaratamente omosessuale, non ci sta all’intemerata contro lo spot Ikea che ritrae una coppia gay da parte del sottosegretario alla Famiglia, Carlo Giovanardi.
«È un attacco che fa appello a un’antropologia biblica - replica - che non rispecchia il concetto reale di famiglia nelle sue diverse accezioni e che è più arretrato anche di certe posizioni di parte del mondo cattolico».
Giovanardi legge lo spot che recita “Siamo aperti a tutte le famiglie” come un attacco alla Costituzione: che ne pensa?
«Sulla definizione di famiglia il dibattito è aperto. E la stessa Costituzione la definisce come “società naturale fondata sul matrimonio” ma non specifica che si tratta di quello tra uomo e donna. Se i padri costituenti pensavano alla famiglia tradizionale, oggi quel concetto andrebbe rivisto».
A due giorni dall’aggressione alla deputata Pd, Paola Concia e alla sua compagna, a due passi da Montecitorio, finisce nel mirino lo spot di una coppia mano nella mano...
«Il problema è che in Italia manca una legge contro l’omofobia che punisca severamente questi reati odiosi. Esiste una legge che punisce le offese razziste, ma non un provvedimento in grado di fermare la deriva di insulti contro i gay, che andrebbe urgentemente approvato».
Giusto dunque inserire nella pubblicità del colosso svedese anche la famiglia formata da due persone dello stesso sesso?
«Sì, lo spot intercetta una fetta di mercato feconda, perché disposta a spendere: così “l’antropologia ikeica” dimostra di essere più avanti di un paese asservito al Vaticano».
sabato 11 dicembre 2010
Tolleranza è relativismo
Tolleranza è relativismo
Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe che Pascal contrappone così nettamente al Dio dei filosofi è davvero l’“unico” Dio? Certo così lo pensava Pascal. Ma non è detto che, nel suo razionalismo, avesse davvero ragione. La tradizione ebraica e poi quella cristiana, e così quella musulmana, sono certamente monoteistiche. Ma proprio il monoteismo ha sempre creato loro molte difficoltà nel praticare la carità: se Dio è uno solo, caratterizzato dall’unità del primo principio tanto caro ai filosofi greci, non dovrà la società impedire la predicazione dell’errore e costringere i singoli a professare, per il loro bene, la sola verità?
La tolleranza è sempre parsa pericolosamente vicina al relativismo. E oggi l’insistenza del Papa nella condanna di questo “errore” - mai tanto centrale, in passato, nella lotta dei cristiani contro gli dei pagani, “falsi e bugiardi” ma non certo “relativi” - è segno che il multiculturalismo delle società tardo-moderne non riesce più a convivere con l’idea dell’unicità della verità. E svela il carattere violento e autoritario di questa idea. Chi ha davvero bisogno di un Dio unico, se non qualche autorità che pretende di comandare in suo nome?
Un filosofo come Heidegger ha parlato del divino e degli “dèi” al plurale, non certo per dichiararsi politeista, ma semmai per riconoscere il carattere di mito storico che appartiene anche alla divinità in cui crediamo. Con il divino possiamo entrare in rapporto solo se ne accettiamo l’insuperabile essenza mitica: di racconto, di simbolo, che cade fatalmente sotto i colpi di qualunque “matematico impertinente” quando vuole valere come unico e supremo principio razionale.
Né per recitare il Padre nostro, né per ascoltare le parole di Gesù nel Vangelo, abbiamo bisogno che Dio sia il Dio unico dei filosofi e dei matematici. Come predicava Nietzsche: ora che questo Dio è morto (con il colonialismo e l’imperialismo), vogliamo che vivano molti dèi. E non necessariamente con i tratti di Gengis Khan.
Gianni Vattimo
domenica 4 aprile 2010
Måske er det på tide at blive buddhist
Måske er det på tide at blive buddhist
Pædofiliskandalerne har bragt den katolske kirke i krise. Ifølge filosoffen Gianni Vattimo er det sundt, hvis det kan tvinge kirken til at bryde med sammenhængen mellem Gud og den moralske orden: 'Problemet er, om kirken kan overleve uden cølibatet og sexforskrækkelsen'
Af: Mads Frese
31. marts 2010

De mange pædofilisager, som har tvunget pave Benedikt til at skrive et angrende hyrdebrev til de irske katolikker, bringer ifølge Vattimo den katolske kirke i krise med sig selv: »Det skandaløse er, at kirken fastholder en forskrækket holdning til sex. Fordømmelsen af homoseksualitet er f.eks. helt arbitrær. Ud over den berømte historie om Sodoma og Gomorra i ‘Første Mosebog’, som ifølge nogle tolkninger ikke har noget med fordømmelsen af homoseksualitet at gøre, findes der ingen skriftsteder, som kan understøtte kirkens holdning. Den forskrækkede indstilling til sex og navnlig homoseksualitet er et kulturelt stillads, som man har arvet fra tidligere samfund. Det er kirken ved at opdage nu, og det er efter min mening en sund krise.«
Er cølibatkravet det væsentligste problem?
Ifølge Vattimo tror de kristne ikke på evangeliet, fordi de ved, at Kristus er genopstået, men de tror, at Kristus er genopstået, fordi de læser det i evangeliet. Kirken har altid bygget sin autoritet på denne åbenbarede sandhedsopfattelse, som er indskrevet i samfundets institutioner: »Efter Romerrigets sammenbrud overtog den katolske kirke politiske magtbeføjelser og ansvar. Kirken har vænnet sig til rollen som vikar for de civile myndigheder, og i visse perioder har den også spillet en vigtig rolle i den henseende. Der er for eksempel stadig bjerglandsbyer, hvor man ringer med kirkeklokkerne, hvis der opstår brand. Kirken har et civilt ansvar i undtagelsestilstande, som det var tilfældet ved Romerrigets sammenbrud. Det fortsatte med det tysk-romerske kejserrige og pavens kroning af Karl den Store. Der findes altså en meget lang tradition, som forbinder de gejstlige og de civile myndigheder gennem gensidig hjælp og støtte, som kirken aldrig har villet give afkald på.«
I sekulariserede samfund har myndighederne vel ikke brug for kirken som vikar?
Hvordan vil kirken så fastholde sin magt?
»De gejstlige har store forhåbninger til udviklingslandene. Det er unge kirkesamfund, som på sin vis gentager de kristne kirkes opståen. Det er kirkesamfund, som er i minoritet og ofte dyrker mirakler og magi. Det ender med, at vi også bliver påtvunget den slags. Måske er det på tide at stikke af og blive buddhist.«
I sin seneste bog, essaysamlingen Addio alla verità (Adieu til sandheden, red.), skriver Vattimo, at de katolske teologer bør tage ved lære af deres jødiske kolleger. Erfaringerne fra Auschwitz har ifølge Vattimo været medvirkende til, at jødiske teologer har brudt sammenhængen mellem Gud og den moralske orden i samfundet: »Den katolske kirke burde prædike de hellige skrifter mere og insistere mindre på ideen om den naturlige lov. Den har altid forsøgt at påtvinge folk en etik med påstanden om, at det var naturens etik. Alle mennesker skal respektere de love, paven tror på. Tag for eksempel kirkens kamp mod skilsmisse: Katolikker er jo forpligtet til ikke at lade sig skille, men ikke-katolikker må heller ikke få skilsmisse, fordi ægteskabet efter kirkens opfattelse er naturligt og uopløseligt. Denne insisteren på den naturlige lov er magtudøvelse, også over for ikke-troende,« mener Gianni Vattimo, som tilføjer: »Jeg er tilhænger af, at trossamfund skal kunne pålægge de troende en vis disciplin inden for rammerne af den civile lovgivning, men man kan ikke forvente, at kirkens etiske forskrifter skal gælde for alle. Det er forfærdeligt, og jeg frygter, at det ville føre til kirkens undergang. For alt i alt ville jeg som kristen gerne bevare kirken, men jeg er bange for, at den er ved at begå selvmord: ‘Dem, som Gud vil ødelægge, gør han først vanvittige,’ lyder et gammelt ordsprog. Pavens politik med for enhver pris at forsøge at gennemtvinge sin magt over for alle og enhver giver kirken mange problemer.«


