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lunedì 19 maggio 2014

Ripresa?

di Gianni Vattimo

Vattimo e Cardile
D’accordo, molti di coloro che hanno letto il mio post sul blog del Fatto dei giorni scorsi ne hanno  rilevato il tono leggermente (?) nichilistico. E mi rimproverano di non dire nulla sul che fare immediatamente, anzitutto in relazione alle elezioni del 25 maggio. Come ho scritto nel blog, l’ultima idea che avevo coltivato era di candidarmi con il mio partito, IdV, alle elezioni regionali. Idea che non si è concretata, per le ragioni che ho esposto. Quanto al che fare, rimango convinto che mentre è molto problematico raggiungere l’impossibile – e forse incostituzionale – quorum del 4 per cento per il Parlamento Europeo, IdV ha sicuramente buone chance di entrare in consiglio regionale (del  resto proprio questo mi hanno rimproverato i più malevoli commenti al mio blog: attaccarsi a una poltroncina meno  difficile da raggiungere). Ebbene, avrei ricominciato volentieri dalla politica locale. Non si dimentichi che, dopo esser stato sconfitto alle elezioni europee nel 2004, mi candidai alla carica di sindaco di un comune calabro, San Giovanni  In Fiore. E lì era difficile accusarmi di avidità di stipendi - c’era la stessa volontà di ora di non abbandonare del tutto la politica.

giovedì 13 febbraio 2014

Medio Oriente e anarchia: dal conflitto alla giustizia?


Lunedì, alle 17.30, sarò a Palazzo Nuovo per dialogare con Donatella Di Cesare su "Medio Oriente e anarchia: dal conflitto alla giustizia?"
La serata fa parte dei seminari pubblici di "Trópos. Rivista di ermeneutica e critica filosofica". INGRESSO LIBERO


venerdì 8 novembre 2013

"Diritto d’autore e opendata in Europa"

Venerdì 15 novembre, dalle h. 9.30 alle 18, presso il Cecchi Point di via Cecchi 17 a Torino, l'eurodeputato Gianni Vattimo introdurrà il convegno su "Diritto d'autore e opendata in Europa", organizzato dall'ALDE. La partecipazione è libera.


Il Partito dei Liberali e Democratici Europei promuove ogni anno, attraverso gli europarlamentari aderenti al proprio gruppo, convegni d’approfondimento sulle diverse tematiche che vengono affrontate dal Parlamento Europeo.
Quest’anno ha inteso promuovere un convegno che affronti il tema del diritto d’autore, dell’opendata e dell’opensource.
 

giovedì 12 settembre 2013

Zitto e taci. È la procedura

di Marco Bascetta, Il Manifesto


Non accade con frequenza che un conflitto radicato in un territorio circoscritto e incentrato su un oggetto ben determinato (un'opera infrastrutturale come la linea ad alta velocità Torino-Lione) si trasformi in una arena politica in cui emergono , mostrando tutte le tensioni e gli attriti che le attraversano, non poche «grandi questioni». Prima Gianni Vattimo, poi Erri De Luca e Ascanio Celestini, infine Massimo Cacciari e Giovanni De Luna, una bella schiera di intellettuali si sentono chiamati a prendere posizione non solo su una delle lotte più lunghe, tenaci e partecipate degli ultimi vent'anni in Italia, ma sul suo significato generale quanto alle forme della politica, le prerogative di governanti e governati, le priorità economiche o ambientali e il rapporto tra la legalità vigente e queste priorità. 

lunedì 9 settembre 2013

Vattimo e il TAV

Si pubblica di seguito la lettera di Gianni Vattimo uscita su La Stampa di venerdì 6 settembre a proposito dei rapporti tra l'europarlamentare e il movimento No-TAV


Caro Direttore, 

come ormai antico collaboratore de La Stampa mi sembra giusto chiedere proprio al nostro giornale, che è anche quello di gran lunga più letto nella nostra regione, ospitalità per chiarire  in modo riassuntivo le notizie che mi hanno coinvolto negli ultimi giorni riguardo ai miei rapporti con il movimento No-TAV. Sento l’esigenza di un tale chiarimento anche perché, proprio il giorno prima che io mi recassi in Procura convocato come “persona informata sui fatti”, il procuratore della Repubblica Caselli ha tenuto una importante conferenza stampa che credo riguardasse anche me. 

giovedì 13 giugno 2013

Vestivano alla torinese

di Claudio Castellacci, LeiWeb

Via Po a Torino

Via Po sta a Torino, come Broadway sta a New York. No, non in senso di show business, teatri e musical, ma in senso planimetrico. Sì, perché entrambe sono oblique rispetto alla griglia (più o meno) regolare delle strade che caratterizzano entrambe le città. Via Po, la strada dove si trova l’Università, è presa a simbolo della rinascita culturale di Torino, negli anni fra il 1950 e il 1961, da Aldo Cazzullo, inviato e editorialista del Corriere della Sera, in un libro dal titolo I ragazzi di via Po, appunto, uscito qualche anno fa e che oggi, l’editore Mondadori, ristampa nella meritoria collana Oscar (pagg. 304, euro 11).

mercoledì 12 giugno 2013

No TAV; Vattimo (IdV) chiede spiegazioni e documentazioni alla Commissione Ue

Strasburgo, 12 giugno 2013





Negli ultimi sei mesi l'associazione ambientalista italiana Re:Common e il comitato di cittadini italiani Movimento No TAV hanno chiesto alla DG Trasporti della Commissione europea di rendere note le cifre e i documenti riguardanti l'utilizzo dei finanziamenti europei per il Progetto Prioritario TEN-T 6, e in particolare per la realizzazione del tratto internazionale della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Torino - Lione.

"La risposta della DG Trasporti finora è stata troppo lenta e incompleta, in quanto, alla fine del 2012, è stato semplicemente comunicato ai richiedenti il valore dell’importo erogato fino ad oggi al governo italiano senza entrare nel dettaglio circa le finalità d'uso di tali finanziamenti", ha dichiarato Gianni Vattimo, europarlamentare Idv - Alde, che in proposito ha inviato un'interrogazione scritta alla Commissione per sollecitarla a fornire le spiegazioni e le documentazioni richieste.

mercoledì 29 maggio 2013

Ridisegniamo Torino. Insieme

"Serve maggior condivisione nelle scelte strategiche. L'Urban Center è un potentato che soffoca il dibattito". L'appello lanciato da un gruppo di architetti della città ha già ottenuto oltre 500 sottoscrizioni.


Torino

Ridisegniamo Torino. Insieme. Un appello con oltre 500 sottoscrizioni per aprire una discussione sullo sviluppo urbanistico che ha caratterizzato la città in questi anni e si appresta a cambiarne definitivamente volto. Il grande miracolo di una città che, abbandonata la vocazione industriale, riqualifica interi quartieri a colpi di varianti al piano regolatore (l’ultima è la famosa Duecento), e incassa oneri di urbanizzazione attraverso la leva edilizia. Un sistema che, con la crisi dei mutui e, conseguentemente, del mercato immobiliare, è ormai da rivedere, ma di cui a Palazzo Civico ancora non ci si è accorti.

sabato 6 aprile 2013

"Extravolti" - la mostra a Torino

di Emanuela Bernascone, La Stampa

EXTRAVOLTI
di Davide Iodice
11 - 18 aprile 2013
Palazzo Saluzzo Paesana
via della Consolata 1 bis, Torino
Inaugurazione 11 aprile, h 18.30


Dall’11 al 18 aprile 2013 le sale storiche di Palazzo Saluzzo Paesana verranno “occupate” dai volti stravolti di numerosi personaggi della cultura italiana che hanno posato per il  progetto fotografico di Davide Iodice EXTRAVOLTI, in difesa della cultura.


lunedì 3 ottobre 2011

Torino spiritualità, duello Vattimo-Mancuso

La spiritualità è per trentamila
La Stampa - Torino, 3 ottobre 2011. Di Letizia Tortello

L’unico neo i posti in piedi ma l’amministrazione comunale e la Regione pensano alla prossima edizione che sarà “diffusa” sul territorio: «Stiamo ragionando su alcune sedi nei quartieri di periferia. L’importante è trovare i fondi»

Se c’è una frase del Vangelo, ripresa da Sant’Agostino, che proprio non si addice a Torino Spiritualità è il «Compelle intrare», cioè «costringi a entrare». In quattro giorni, 30 mila persone hanno gremito le sedi degli 85 incontri del festival, sul tema non facile della Genesi e dell’Apocalisse, per un totale di 109 relatori. Nel momento in cui si tirano le somme, sono i numeri quelli che balzano agli occhi.

La kermesse festeggia la sua settima edizione con il sold-out. Tanto che ieri, all’uscita dal Carignano, tra strette di mano e incoraggiamenti a proseguire negli anni futuri, Antonella Parigi risponde all’unica «lamentela» del pubblico: «Perché sono così piccole le sale delle conferenze? Per evitare code inutili, non si potrebbero aumentare i posti?». Dentro al Teatro si sta svolgendo il dibattito clou dell’ultima giornata, il duello intellettuale su Dio tra il teologo Vito Mancuso e il filosofo Gianni Vattimo. Non c’è un palchetto con un posto ancora libero. Per un primo pomeriggio che, nonostante l’argomento non proprio da ammazzacaffè, ha regalato ai presenti un confronto colto, a suon di tesi contrapposte sull’idea divina, e anche sonore risate. «Parli come un conquistatore spagnolo! - dice Vattimo a Mancuso - Il tuo dio personale e privato non esiste. E’ come l’idea dell’Onu». E il teologo ribatte: «L’uomo ha sete di religiosità. Religione in latino significa legarsi al respiro di questo mondo, che è armonico e buono».

E giù applausi all’uno o all’altro, come se sul palco si stesse consumando un match. In sala anche l’assessore alla Cultura del Comune Maurizio Braccialarghe, sempre presente ai principali appuntamenti del festival, a cominciare dalla maratona d’incontri sull’esegesi biblica di sabato. «Questa manifestazione merita di crescere - ha commentato -. Dovremo fare lo sforzo di individuare nuovi spazi. Mi rincresce vedere cento persone che aspettano fuori e non potranno entrare. Mi piacerebbe che ci si concentrasse anche maggiormente sulle altre forme di spiritualità». La sua ricetta: «Torino Spiritualità richiede più giorni, magari meno incontri, più diffusi sul territorio, soprattutto nelle circoscrizioni».

Non sono bastati a contenere la folla la Chiesa di San Filippo Neri, il Circolo dei lettori, una traboccante Cavallerizza Reale, le Carceri Le Nuove e 15 altri luoghi sparsi per la città. Lanciando un ponte sull’edizione 2012, anche l’assessore regionale Michele Coppola condivide la strada del suo omologo: «Dobbiamo portare i dibattiti sempre più nelle zone periferiche, parlo anche di quartieri come Mirafiori, Barca o Bertolla.

Ragionerò insieme al Comune su come fare». Certo, in qualche modo dovranno aumentare in proporzione i finanziamenti, che quest’anno hanno contato su un budget di 370 mila euro. Anche se, su questo fronte, una spinta d’incoraggiamento l’ha data il pubblico, che si è dimostrato a sorpresa soddisfatto di mettere mano al portafogli e pagare per la prima volta un non esiguo biglietto d’ingresso.

venerdì 30 settembre 2011

Torino spiritualità: l'Europa, il tramonto di Spengler, la scienza


Vattimo, dialoghi sull’Apocalisse
Soltanto l’Europa si sente al tramonto
La Repubblica - Torino, 28 settembre 2011. Di Enzo Carnazza

Torino Spiritualità 2011, tema: il senso della Fine, del limite; il bisogno e la paura di un'Apocalisse intesa come rivelazione dei tempi ultimi. Ne parliamo con Gianni Vattimo, filosofo, docente universitario e parlamentare europeo.
Non è significativo che proprio in questo momento, caratterizzato da crisi finanziarie e sociali molto serie, si torni a parlare di Apocalisse, sia pure nei termini filologici di Rivelazione più che nel senso corrente di catastrofe attesa?
«Ci si chiede: ha senso parlare in questi termini oggi? E che cosa dobbiamo ricavare da questo modo di vedere il mondo? In realtà non mi stupisce affatto che si parli del nostro tempo in termini escatologici. Le epoche che avvertono il cambiamento si sentono sempre tutte all'ultima spiaggia. Non si sa dove si vive, non si in quale direzione ci si muove. Per questo ci si sente apocalittici. D'altra parte, non è una novità. Dal 1945 al 1955 il mondo ha vissuto sotto l'incubo della bomba atomica e la sensazione di una fine vicina non era affatto meno acuta. Negli Anni Novanta del secolo scorso accadde la stessa cosa. È una caratteristica della modernità. Quando i tempi cambiano velocemente, per le scoperte scientifiche per esempio, accade di sentirsi inadeguati».
Non solo paura, ma anche bisogno di cambiamento, allora.
«Certamente. E infatti tanto più constatiamo l'assenza di cambiamento, tanto più vengono esasperati i termini escatologici di cui parlavamo. Perché la verità è che non cambia mai niente. Guardi, quando mi assento dall'Europa magari per una settimana senza la possibilità di leggere i giornali, torno e trovo tutto esattamente come prima. Il tempo sembra scorrere rapido, ma in realtà il cambiamento non c'è».
La svolta che non c'è ne rende urgente il bisogno?
«Da cultore di Heidegger, sostengo che l'Essere ti cambia. Ma non c'è nessun Evento in grado di cambiare la nostra vita».
Non c'è qualche cosa di specifico nel senso di smarrimento dei giorni nostri, soprattutto se confrontato con le paure della metà del secolo scorso?
«La diversità fondamentale è che queste paure sono limitate all'Occidente, direi all'Europa. Il senso di smarrimento di cui parliamo non c'è in Cina, non c'è in India. Meno che mai lo riscontriamo in America Latina, dove al contrario c'è una grande fiducia nel futuro. E tuttavia l'epoca attuale richiama per certi versi gli anni Venti del secolo scorso. Crisi della finanza, globalizzazione, incertezza diffusa, segnali di xenofobia. Le ultime scoperte, sia pure da confermare, sulla velocità dei neutrini mettono il crisi la fisica di Einstein non meno di quanto Einstein stesso mise in crisi il sapere scientifico dell'epoca precedente».
L'uomo dunque non spera più di migliorare?
Oswald Spengler
«Se ci limitiamo all'Europa, è vero quel che lei dice. Il nostro sembra essere un mondo dal quale non ci si possono aspettare miglioramenti. Oswald Spengler scrisse nel 1918 Il Tramonto dell'Occidente: c'è qualche cosa di simile a noi nell'uomo descritto da Spengler. Un uomo che non spera di migliorare, ma che punta a conservare semplicemente quel che ha. Un mondo al tramonto. Ma, ripeto ancora, questo può essere vero soltanto per questo mondo, per questa Europa. Il resto del pianeta è un'altra cosa. Anche perché gli eventi non davano ragione a Spengler. Lei parlava di Einstein. Non so se sia un caso che la teoria della relatività generale nasca a Zurigo negli stessi anni in cui proprio a Zurigo emergono le avanguardie artistiche. Erano espressioni di un mondo che stava cambiando».
Non le sembra eccessivo il ruolo attribuito alla scienza e alla tecnica, ormai tentate di dire la loro anche in discipline riservate fino a ieri a filosofi e teologi?
«Guardi, il ruolo della scienza è favorito dal prestigio sociale degli scienziati. Le tecniche e la finanza muovono risorse economiche che premiano il loro lavoro a scapito delle altre discipline. Basta vedere che cosa accade nelle nostre Università: le Facoltà umanistiche non hanno un centesimo, ormai. Lo scienziato oggi è un divo, ma solo per il prestigio sociale di cui gode, per gli interessi economici e finanziari collegati alle sue attività. Non per la capacità della scienza di offrire risposte all'uomo del nostro tempo».

lunedì 6 giugno 2011

Fuoco amico su Fassino - Tav e nomine nel mirino

Fuoco amico su Fassino - Tav e nomine nel mirino

La Stampa, Torino, 3 giugno 2011
Maurizio Tropeano

La prima grana per il sindaco Piero Fassino arriva dal fuoco amico dell’Italia dei Valori. Da una parte le critiche che un pezzo del partito (Porcino-Buquicchio-Bugnano) muovono per il metodo scelto dal primo cittadino per individuare le deleghe della giunta. Dall’altra la presa di posizione degli europarlamentari del partito, in primis Gianni Vattimo e il neo sindaco di Napoli Luigi De Magistris, contro la Tav con la richiesta all’Ue di revocare i finanziamenti comunitari.

Affermazioni che il centrodestra cavalca tanto che Michele Coppola, lo sfidante sconfitto delle comunali, attacca: «Si tratta dell’ultimo espediente per impedire l’apertura del cantiere. Fassino deve convocare i vertici di quel partito per chiarire la posizione sul Tav». Il Pdl attacca ma nel pomeriggio il presidente della regione, il leghista Roberto Cota, spiega che la prossima settimana incontrerà il sindaco per parlare della Torino-Lione e della Città della Salute. Del resto Fassino ricorda di aver più volte ribadito che la nuova linea Torino-Lione è un’opera strategica e «io non ho cambiato idea».

Se la prima questione è legata alla divisioni interne dell’Idv - all’affondo di Porcino replica il consigliere regionale Cursio: «sono valutazioni personali, Fassino può contare su di noi» - la seconda assume una valenza politica nazionale. Contro Vattimo, che con il nuovo sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e l’altra europarlamentare Sonia Alfano, si è schierato a fianco dei No Tav si scaglia il sottosegretario alle Infrastrutture, Mino Giachino: «Si tratta di un segnale sinistro per il paese».

Anche il parlamentare del Pd, Giorgio Merlo, ha attaccato il filosofo che replica: «L'Italia dei Valori e Di Pietro si sono spesso dichiarati in favore del Tav, ma a precise condizioni, che le autorità regionali e nazionali non hanno rispettato». E aggiunge: «Ma in questo caso non è questione di stare pro o contro il Tav: è questione del rispetto per i termini di legge, gli accordi sottoscritti, i tempi previsti e già numerose volte prolungati, sotto la pressione delle stesse cricche».

Parole che secondo il sottosegretario Giachino sono il segno di «un atteggiamento sbagliato, tanto più da parte di un sindaco che deve lavorare per il bene dei cittadini e per la crescita del Paese». Da qui l’invito - raccolto da Merlo - a «lavorare tutti insieme coinvolgendo prima di tutto i giovani perché quest’opera così importante sia realizzata».

Agostino Ghiglia, numero 2 del Pdl piemontese, aggiunge: «Le farneticazioni sulla Torino-Lione degli anti-italiani De Magistris e Vattimo, nella peggior tradizione della sinistra estrema, mirano sempre e solo a frenare la crescita e ad aumentare il disagio sociale». E Coppola chiede a Fassino di «rispettare gli impegni presi con i torinesi e se necessario escludere dalla sua maggioranza i partiti contrari all’opera». E poi deve «sottoscrivere e votare nel primo consiglio comunale la mia mozione Pro-Tav».

Coppola e il Pdl provano ad evidenziare le contraddizioni del centrosinistra. Il problema non è certo il sì di Fassino che non ancora nominato ufficialmente, ha partecipato la scorsa settimana alla tavola rotonda dove 11 associazioni di categoria su 13 (ad esclusione degli artigiani di Casa e della Confesercenti) hanno chiesto al governo di realizzare l’infrastruttura, ad ogni costo. Anche usando la forza. Ma si vedrà nei prossimi giorni se il fronte del dissenso alla realizzazione del Tav coinvolgerà anche i consiglieri comunali di SEL. La presidente del gruppo in Regione, Monica Cerutti, aveva criticato la Cisl e giudicato un «errore» l’adesione del Pd al presidio organizzato a Susa in solidarietà ai lavoratori colpiti a Chiomonte dalla sassaiola dei No Tav.

La polemica interna all’Idv sulla nuova giunta, invece, può essere più insidiosa per Fassino. Già perché la richiesta di maggior coinvolgimento nelle scelte chiesta dal parlamentare Gaetano Porcino (in sala Rossa è stato eletto il figlio) potrebbe dare la sponda ai delusi del Pd i cinque consiglieri dell’area Gariglio-Laus, gli ex assessori Tricarico e Altamura, la consigliera Centillo nel tentativo di mandare a monte l’intesa tra i partiti che prevede la nomina del moderato Ferraris alla presidenza dell’aula. Fassino spiega: «Ho parlato con Di Pietro e mi ha detto che le scelte del sindaco vanno bene e non si discutono. Nel programma di governo c’è la realizzazione di un vero decentramento e le deleghe assegnate per quanto mi riguarda non si possono considerare di serie B».

giovedì 12 maggio 2011

Vattimo: "Palestina invitata in sordina ma meglio di niente"


Vattimo: "Palestina invitata in sordina ma meglio di niente"

La Repubblica, Torino, 12 maggio 2011. Vera Schiavazzi

TRE anni fa, assieme a un gruppo di intellettuali e giovani, aveva contestato con vigore la scelta di Israele come paese ospite del Salone. Il ricordo è ancora vivo: polizia, cortei, il timore che la manifestazione finisse «blindata» o, peggio, fosse teatro di violenze. Alla fine non successe nulla, ma di quella protesta restano idee che il filosofo e parlamentare europeo Gianni Vattimo (Idv) non ha cambiato. Vattimo, la presenza della Palestina come ospite dell' edizione che si apre oggi è un «risarcimento» per chi nel 2008 aveva contestato Israele? E se lo è, lei lo ritiene sufficiente?
«Intanto, trovo che questa decisione non sia stata granché pubblicizzata, io l'ho appreso dai giornali. Non che il Salone fosse tenuto a dircelo, visto che non eravamo allora e non siamo adesso un gruppo organizzato, ma mi pare che non ci sia paragone possibile tra la visibilità data allora a Israele, ma resta il fatto che se ne è saputo ben poco, mentre l'invito a Israele, forse anche grazie alle nostre contestazioni, è stato in prima pagina per giorni. L'abitudine di oscurare la Palestina e le sue ragioni di nazione occupata, del resto, è radicata un po' ovunque nel mondo. Mentre Israele è dappertutto al pari delle altre nazioni, dai campi di calcio alle Olimpiadi ai vertici internazionali, la Palestina continua a essere una sorta di fantasma. Comunque, meglio questo invito un po' in sordina che un secondo Salone dedicato a Israele. Accontentiamoci, e sosteniamo questa presenza a Torino».
Lei e i suoi compagni di protesta che cosa avete fatto in questi tre anni per proseguire la vostra battaglia?
«Molti di noi fanno parte dell'International Solidarity Mouvement, un'organizzazione attiva in modo permanente che, tra l'altro, sta organizzando la nuova Freedom Flotilla che partirà in giugno per cercare di raggiungere Gaza».
Lei ci sarà?
«Non ho più l'età per una navigazione così lunga. Ma, assieme ad altri, ho intenzione di fare il possibile per raggiungere Gaza in modo da attendere l'arrivo del convoglio, nella speranza che non ci siano né i nove morti dell'ultima volta né incidenti gravi. E naturalmente anche nella speranza che non accada niente di grave a me, anche se non sono così importante».
È mai stato a Gaza?
«No. Ma più volte in Israele, anche se negli ultimi anni ho preferito evitarlo».
Come parlamentare europeo che cosa sta facendo?
«Abbiamo prima scritto al ministro degli Esteri Catherine Ashton affinché chiedesse ufficialmente al governo israeliano di evitare ogni forma di violenza contro il convoglio navale che partirà, sottolineando tra l'altro come a bordo ci saranno alcuni europarlamentari. E proprio martedì, in commissione, abbiamo sottolineato - mi pare nella condivisione generale - l'idea che il Parlamento europeo debba intervenite in questa vicenda, se non altro con compiti di garanzia come, appunto, la presenza sulle navi pacifiste».

giovedì 21 aprile 2011

La battaglia della Mole

Blog "Salviamo la Mole": http://salviamolamole.altervista.org/

Torino, parte la battaglia della Mole
"Il nuovo palazzo sconvolge lo skyline"

Gianni Vattimo e Nicola Tranfaglia con gli abitanti in rivolta: "fermatelo", ma i progettisti assicurano che uno scorcio rimarrà libero.

di Diego Longhin, La Repubblica Torino, 20 aprile 2011

"Non soffochiamo la Mole". L'appello è on-line. Un blog di un gruppo di residenti per difendere l'emblema di Torino da quello che definiscono un mostro: un nuovo palazzo di sette piani, un edificio moderno che rischia di rovinare per sempre la Mole. "Vogliamo che la gente sia informata - dice Mauro Barrera - questo edificio peggiora il senso di soffocamento, danneggia del tutto i pochi scorci in una zona già piena di case. Per noi non si deve fare, punto e basta. Salviamo la Mole".

All'appello hanno aderito semplici cittadini, che stanno inviando i loro post, professori dell'Università, oltre al filosofo Gianni Vattimo e allo storico Nicola Tranfaglia: "È un ostacolo - dice - a Torino gli spazi per costruire non mancano. Perché proprio lì, perché si deve rovinare quella vista".

I residenti sono pronti a dare battaglia. Vogliono convincere la futura amministrazione a cambiare il progetto. La variante al piano regolatore non è ancora stata approvata dal Consiglio in scadenza. Palazzo Civico però è d'accordo: l'area, 750 metri quadri, è stata messa all'asta e comprata nel 2008 da un investitore per 2 milioni e 600 mila euro. "Non si tratta di un mostro - sottolinea l'assessore uscente all'Urbanistica della giunta Chiamparino, Mario Viano - il progetto è figlio di un anno e mezzo di discussione tra lo studio di architetti e la soprintendenza. La richiesta di concentrare i piani su un angolo dell'isolato, mantenendo un vuoto su via Riberi per non alterare lo scorcio della Mole, è un vincolo imposto". E le lamentele dei residenti? "Legittime, ma non dipendono dalla vista. Prevale semmai la filosofia "non nel mio giardino". È un intervento di riqualificazione e coinvolgere persone vicine all'orientamento politico dell'amministrazione non servirà a farci cambiare idea".

Le foto e le simulazione caricate sul blog dei residenti danno però un'altra immagine. Un blocco che ridisegna il profilo della Mole. "Non sono corrette - ribatte l'architetto Paola Gatti, uno dei progettisti - stiamo parlando di un edificio di 23 metri. La Mole è alta 167 metri. Si facciano le proporzioni". Lo studio "Negozio Blu" prima aveva realizzato un edificio di cinque piani. Poi l'ha modificato a sette, mantenendo però una "fessura" per garantire uno scorcio di vista, imposta dalla soprintendenza. "Siamo alla stessa altezza degli altri palazzi". Per la soprintendente Luisa Papotti è giusto il dibattito, ma si evitino le polemiche fini a se stesse: "È ovvio che con sette piani si vede qualche metro in meno della Mole, ma le modifiche, sono state fatte su nostra richiesta. Quando ci sarà il progetto verificheremo".


Intervista a Gianni Vattimo

Professore, lei ha il privilegio di vedere la Mole dal suo balcone. Che ne pensa del palazzo che sorgerà in via Riberi?

«Ho sempre amato quella stradina così com’è. Ha l’aria tranquilla di certe viuzze di Parigi. Per fortuna è pedonale: immagino quanto sarà soffocata se davvero sorgerà un caseggiato di sette piani».
Lei dunque è contrario?
«Sì. La Mole è il nostro monumento più importante. È incomprensibile che vogliano mettergli davanti un mastodonte che gli fa ombra fino a metà».
Per il Comune la vendita è un guadagno. Conta più l’estetica dell’economia?
«Il panettone dell’Antonelli è un po’ come il Vittoriano a Roma: una torta di zucchero, ma visto che ormai l’abbiamo edificato difendiamolo e valorizziamolo, anziché cercare tutti i modi per pizzicarlo in un dedalo di case private».

domenica 14 novembre 2010

Gianni Vattimo: "Com'ero felice nella mia soffitta"

Gianni Vattimo: "Com'ero felice nella mia soffitta"

«Continuo a dire le stesse cose del ‘99, nel frattempo il Pd mi ha cacciato: sono cambiato io o loro?»

La Stampa, Torino, 14.11.2010. Intervista di Niccolò Zancan

Professor Vattimo, perché la politica torinese sembra impantanata?
«Il problema è che Chiamparino è difficile da sostituire. È un bravo sindaco, molto popolare. Quindi tutti stanno tergiversando, ma non mi sembrano lotte di potere drammatiche».

Qual è il suo candidato ideale?
«Di sicuro non uno del Pd. Chiederei a Marco Revelli, un sinistrorso che conosce bene la città. Perché no?».

Profumo o Fassino?
«Tutto sommato preferirei ancora Fassino, che è un politico. Ma sottolineo ancora, nel senso di extrema ratio».

Coppola o Ghigo?
«Ghigo. Se non altro, lo conosciamo già. Certo ha tutti i limiti di un destrorso».

Lo sa che è rimasto quasi solo più lei a parlare continuamente di destra e sinistra?
«Io la guardo da un punto di vista culturale. Questa distinzione non è mai sparita. La destra è naturalista, la sinistra culturalista. In questo senso: la sinistra vuole correggere volontariamente le differenze naturali che ci sono fra le persone, mentre la destra vuole sfruttarle. Il punto cruciale è sempre lo stesso: cercare di dare eguali condizioni di partenza».

Com’è essere un omosessuale a Torino?
«Se sei un giovane, stai facendo carriera e hai bisogno di approvazione, non è ancora tanto facile. Come direbbe il professor Catalano: è sempre meglio essere ricchi che poveri. Uno già sistemato, se ne può infischiare dei commenti e dei pregiudizi. Gli altri restano ricattabili, quindi soffrono. E soffrono anche per le battute di Berlusca...».

Cosa le piace di Torino?
«Il vecchio centro storico, ci passo la vita e ci starei sempre. È diventato molto bello. Il che spiega il mio favore verso il sindaco attuale, anche se è più di centrodestra che di centrosinistra, anche se è troppo ragionevole, è stato davvero un ottimo sindaco. Ora ci vorrebbe il suo gemello».

Qual è un posto della città dove è stato felice?
«Via Mazzini 52, la mia soffitta. Eravamo calati dalla collina, io e il mio amico Giampiero. Avevamo una vita, ricevevamo amici e gruppi, il martedì di via Mazzini... Sono stato contento».

Cos’era il martedì di via Mazzini?
«Lasciavamo il portone aperto a tutti quelli che volevano venire a bere un bicchiere, professori e giovani scappati di casa. Era una piccola Arcore ma senza escort e senza forze dell’ordine. E soprattutto, purtroppo, senza orge».

Ora c’è un mucchio di gente che fa la sua vecchia battaglia contro gli eccessi della movida. Ha visto?
«Sono un profeta... Ricordo il gran casino di un capodanno in piazza Castello, fino alle sette di mattina».

Qual è la sua ricetta?
«Locali insonorizzati e un’educazione collettiva migliore. Quelli che fanno tutto questo chiasso sono dei barbari».

Cosa cambierebbe di Torino?
«La renderei più a misura di pedone. Certe volte mi sorprendo a cristonare quando cerco di attraversare la strada. E’ ancora una città troppo bucherellata, disordinata, cantierizzata, a tratti sembra bombardata. E poi c’è il problema dei mezzi pubblici».

Cioè?
«Certi pullman sono degli assassini puri. Dite al prossimo sindaco di prendere il 68 che va al cimitero verso l’ora di pranzo. Io lì sopra capisco cos’è la selezione naturale. Chi manca di molleggio è fregato, le vertebre sono a rischio, la schiena si spezza. Un calvario».

Dal punto di vista sociale?
«Bisogna tornare ad aprire le sezioni di partito nei quartieri. Non lasciare la gente davanti alla televisione. Ecco perché io trovo i No-Tav un movimento esemplare: gente che si impegna e si informa, si organizza e va. Bisogna smetterla di gridare governo ladro, è il momento di vedersi, discutere e tornare a ragionare».

Chi può prendere il posto di Bobbio e Galante Garrone?
«Io sono disponibile, ma nessuno mi prende sul serio. Scherzo... Credo che all’Università di Torino ci siano maestri da non buttar via».

È una città con meno fermento intellettuale?
«Mancano i vecchi laboratori informali. Posti dove discutere sul futuro di Torino. Ricordo le riunioni promosse da Marco Rivetti. Ora ci si confronta meno o forse non mi invitano perché sono diventato un estremista e non servo a niente. Oppure c’è meno vitalità, perché abbiamo avuto un sindaco di cui ci siamo fidati».

Come mai è diventato un estremista?
«Guardi, io sono sempre stato un cattolico di sinistra e non mi sento molto diverso, è cambiato il contorno. Io continuo a dire le stesse cose che dicevo nel ‘99, nel frattempo quelli del Pd mi hanno cacciato. La domanda è: sono cambiato io o sono cambiati loro?».

venerdì 17 settembre 2010

Torino Spiritualità

Dal Venerdì di Repubblica, di oggi:

A Torino torna di casa la spiritualità
Cinque giorni di dialoghi sulle religioni, e non solo. Torna, dal 22 al 26 settembre, Torino spiritualità. Tra gli ospiti della rassegna, giunta alla sesta edizione, Antonio Sciortino (giovedì 23), il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, i teologi Vito Mancuso ed Enzo Bianchi, i filosofi Gianni Vattimo e Maurizio Ferraris.
La kermesse è dedicata quest'anno alla Gratuità, con incontri sugli sprechi alimentari e una "cena collettiva" per mille persone in piazza Carignano, in collaborazione con Slow Food e Last Minute Market, prima tappa delle Giornate europee contro lo spreco.

mercoledì 19 maggio 2010

La Torinesità, un valore forse perduto da opporre alla "Milano da bere"

LA TORINESITÀ
Vattimo: un valore forse perdutoda opporre alla "Milano da bere"
Incarna la città cresciuta sui valori dell'azionismo, della solidarietà, del movimento operaio prima e della Resistenza poi: ma esiste ancora? Alla scoperta di un sostantivo tornato in auge ma difficile da interpretare nel significato
di VERA SCHIAVAZZI
Repubblica Torino, 18 maggio 2010

"Io la definisco attraverso il suo contrario: torinesità è l'opposto della 'Milano da bere', è la città cresciuta sui valori dell'azionismo, della solidarietà e del movimento operaio prima, poi su quelli della Resistenza. Insomma, quella di don Bosco, di Gobetti e di Gramsci. Ma esiste ancora? Un poco ne dubito". Gianni Vattimo prova a scherzarci su, poi torna serio: "La torinesità sono i punti percentuali di vantaggio che in città il centrosinistra mantiene ancora sul centrodestra. La sua fine sarebbe il ribaltarsi di questa situazione, come è già successo in Regione".
Vattimo, ha senso chiedere che il presidente di una grande banca rappresenti una città?
"Non credo. Conosco Siniscalco, lo ritengo una persona rispettabile, non penso però che chi come lui siede nel board di grandi banche abbia a cuore i torinesi piuttosto che i milanesi. Il denaro non ha cittadinanza. E fin dagli inizi della fusione tra Intesa e Sanpaolo si è capito con chiarezza che questa operazione avrebbe forse giovato agli utili della banca, non certo ai suoi correntisti".
La vicenda delle nomine, però, ha messo in luce la debolezza della politica. E qualcuno dice che è finita un'epoca, quella iniziata con Castellani sindaco...
"E' vero, è finita. Io voterei di nuovo per Chiamparino, nel complesso il bilancio è positivo, ma la sua scommessa su una città diversa, con un destino autonomo da quello della Fiat, non è stata coronata dal successo. Si è fatto di tutto per incoraggiare nuove forme di economia, ma la verità è che le grandi multinazionali tendono ad andarsene. Così, il sindaco non aveva alternative a quella di puntare sui grandi eventi. La torinesità però non se ne avvantaggia...".
In che senso? Si annacqua?
"Chiunque vada a fare due passi in centro può capirlo da sé. L'idea di puntare sulla cultura e sul turismo viene sostenuta ormai da anni, io stesso ho dedicato al tema decine di riunioni iniziando con Cesare Annibaldi e col povero Rivetti. Ma il successo degli 'eventì è inversamente proporzionale a quello spirito della città che si voleva rilanciare, e in un certo senso viola la torinesità di cui si parla. Non so neppure io se mi sento ancora 'torinesè o no, pur avendo mamma valsusina e papà calabrese...".
Era meglio per Torino restare in disparte?
"Era meglio e potrebbe esserlo ancora non puntare soltanto sulla qualità. Le città non si possono 'rilanciarè all'infinito, a un certo punto occorre ammettere l'idea che anch'esse invecchiano, come i loro abitanti, e che occorre dunque puntare non tanto sulla crescita quanto sulla qualità. A cominciare dai servizi per chi ci vive. Quando lo dissi la prima volta venni accusato di snobbare la classe operaia. In realtà non la snobbo affatto, anzi ne sento la mancanza proprio perché è la radice della cultura di Torino. Diciamo che gli operai ci sono ancora ma contano meno, la loro voce non ha il peso giusto. E che una visione del futuro di Torino in termini di lotta di classe non andrebbe molto lontano, come dimostra anche il fatto che Mirafiori ormai si è ridotta in una misura che soltanto vent'anni fa ci avrebbe spinto alla disperazione".
Resta la peculiarità del carattere: è ancora vero che i torinesi sono educati e contegnosi?
"Non mi pare. Ho fatto un gestaccio a un tizio che mi aveva tagliato la strada, è sceso dall'auto gridando in piemontese e voleva picchiarmi. Credo ai valori culturali legati a questa città più che alle sue caratteristiche 'etniche'. E non credo che la cultura torinese possa sorreggersi o rilanciarsi sulla base del numero di visitatori o pellegrini che attira: provo un brivido freddo se penso che Torino sia sinonimo di Sindone, senza nulla togliere a chi la adora, o anche di Museo Egizio".
Insomma, non vede torinesità nel suo futuro...
"Continuano a piacermi le stesse cose, camminare in piazza Carignano, andare a piedi fino al Cimitero, constatando così che anche i quartieri lungo la Dora oggi sono bellissimi. Solo, non credo che si debba puntare sulla competizione, sui numeri, sulla gara con altre città. C'è più forza nell'idea leghista di 'prendersi le banché - riaffermando la politica più di una singola città - che nell'ansia di attirare 'eventì sempre più affollati. Se facciamo così, avremo sempre nostalgia di noi stessi".

mercoledì 10 febbraio 2010

Galileo, una storia attuale

di Elena Romanello

Lunedì 15 febbraio si svolgerà a Torino lo spettacolo "Processo a Galileo", scritto da Laura Salvetti Firpo per la regia di Pietra Selva Nicolicchia, con Marco Travaglio nel ruolo di Galileo, Giancarlo Caselli in quello del giudice, Ermes Zanetti in quello della Pubblica accusa, Gianni Vattimo in quello della Difesa, mentre Bruno Gambarotta farà il prologo. Per motivi tecnici, lo spettacolo non si terrà più al Carignano, ma al Piccolo Regio, in piazza Castello, alle 21.
Si possono prenotare i biglietti (costo unitario 15 euro) allo 011/6602927, per poi ritirarli pagandoli in biglietteria arrivando un po' prima dell'inizio dello spettacolo, La sala contiene 400 posti.
"Ci sono molti rimandi all'attualità in questo spettacolo", dice la regista Pietra Selva Nicolicchia, "perché il conflitto tra fede e scienza è sempre presente, certo, non più sugli argomenti dell'epoca di Galileo, ma su altri oggi più attuali. Basti pensare al testamento biologico, alla ricerca sulle cellule staminali, al caso Englaro: tutte le volte che una scoperta scientifica sconvolge una struttura filosofica religiosa, il Vaticano si schiera contro. Questo è del resto un atteggiamento molto cattolico, poco presente in altre religioni su questi argomenti".
Ma Pietra Selva Nicolicchia aggiunge anche: "D'altro canto, anche essendo laici, occorre dire che anche un atteggiamento totalmente disinvolto da parte della scienza ha dei grossi rischi. Non è che non debbano esserci problemi etici, e sono tutte problematiche che ci riguardano. Anche perché, come diceva Brecht, la scoperta dell'astronomia non arriva alla lattaia. La scienza è molto lontana dalla vita della gente comune".
Infatti sono tante le sfaccettature che il processo a Galileo presenta: "Dietro alla scienza ci sono interessi economici, solo quando sono molto forti le ricerche vanno avanti. Si finanziano ricerche che portano ad un business immediato. Gli interrogativi della Chiesa possono non essere condivisibili, ma occorre porsi delle questioni etiche nella ricerca, che spesso soddisfa il guadagno di alcuni gruppi. Ma questi problemi c'erano anche al tempo di Galileo: l'autonomia di scienza ed arte non c'è mai stata fino in fondo", conclude la regista Nicolicchia.

martedì 2 febbraio 2010

Inaugurazione della sede del comitato elettorale di Mariacristina Spinosa


Un'occasione per vederci... tra un viaggio (di lavoro!) negli Usa e il congresso dell'IdV.
Giovedì, a Torino, in via Principessa Clotilde 38/40(angolo via Vagnone): inaugurazione della sede elettorale di Mariacristina Spinosa (http://www.cristinaspinosa.it/news.php?id=421), Consigliera regionale del Piemonte, e presentazione di qualche iniziativa a venire. Due buone ragioni per non mancare.
Vi attendo per una chiacchierata con aperitivo.
GianniV.

sabato 16 gennaio 2010

TAV, a Torino sfila la protesta

Torino, 16 gen. (Adnkronos) - È arrivata a Torino la protesta contro la Tav che questo pomeriggio ha visto scendere in piazza circa un migliaio di persone contrarie all'Alta velocità Torino-Lione, per un corteo che dovrebbe toccare i siti dei sondaggi preliminari previsti nel capoluogo piemontese. Fra i partecipanti, anche alcuni esponenti politici come l'eurodeputato Gianni Vattimo, che ha preso la parola per dire che "la prima cosa da fare sarà mettere al corrente il Parlamento europeo del fatto che non si stanno rispettando le norme che lo stesso governo si era dato, perché si sta tentando di esautorare la comunità montana e i sindaci contrari all'opera".

Qui sotto il video del servizio di Rete 7 Piemonte sulla Manifestazione NO TAV davanti alla Prefettura di Torino, 29 dicembre, con intervista al sottoscritto.