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| Vattimo e Cardile |
lunedì 19 maggio 2014
Ripresa?
giovedì 13 febbraio 2014
Medio Oriente e anarchia: dal conflitto alla giustizia?
Lunedì, alle 17.30, sarò a Palazzo Nuovo per dialogare con Donatella Di Cesare su "Medio Oriente e anarchia: dal conflitto alla giustizia?"
La serata fa parte dei seminari pubblici di "Trópos. Rivista di ermeneutica e critica filosofica". INGRESSO LIBERO
venerdì 8 novembre 2013
"Diritto d’autore e opendata in Europa"
Il Partito dei Liberali e Democratici Europei promuove ogni anno, attraverso gli europarlamentari aderenti al proprio gruppo, convegni d’approfondimento sulle diverse tematiche che vengono affrontate dal Parlamento Europeo.
giovedì 12 settembre 2013
Zitto e taci. È la procedura
lunedì 9 settembre 2013
Vattimo e il TAV
giovedì 13 giugno 2013
Vestivano alla torinese
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| Via Po a Torino |
mercoledì 12 giugno 2013
No TAV; Vattimo (IdV) chiede spiegazioni e documentazioni alla Commissione Ue
mercoledì 29 maggio 2013
Ridisegniamo Torino. Insieme
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| Torino |
sabato 6 aprile 2013
"Extravolti" - la mostra a Torino
lunedì 3 ottobre 2011
Torino spiritualità, duello Vattimo-Mancuso
L’unico neo i posti in piedi ma l’amministrazione comunale e la Regione pensano alla prossima edizione che sarà “diffusa” sul territorio: «Stiamo ragionando su alcune sedi nei quartieri di periferia. L’importante è trovare i fondi»
La kermesse festeggia la sua settima edizione con il sold-out. Tanto che ieri, all’uscita dal Carignano, tra strette di mano e incoraggiamenti a proseguire negli anni futuri, Antonella Parigi risponde all’unica «lamentela» del pubblico: «Perché sono così piccole le sale delle conferenze? Per evitare code inutili, non si potrebbero aumentare i posti?». Dentro al Teatro si sta svolgendo il dibattito clou dell’ultima giornata, il duello intellettuale su Dio tra il teologo Vito Mancuso e il filosofo Gianni Vattimo. Non c’è un palchetto con un posto ancora libero. Per un primo pomeriggio che, nonostante l’argomento non proprio da ammazzacaffè, ha regalato ai presenti un confronto colto, a suon di tesi contrapposte sull’idea divina, e anche sonore risate. «Parli come un conquistatore spagnolo! - dice Vattimo a Mancuso - Il tuo dio personale e privato non esiste. E’ come l’idea dell’Onu». E il teologo ribatte: «L’uomo ha sete di religiosità. Religione in latino significa legarsi al respiro di questo mondo, che è armonico e buono».
E giù applausi all’uno o all’altro, come se sul palco si stesse consumando un match. In sala anche l’assessore alla Cultura del Comune Maurizio Braccialarghe, sempre presente ai principali appuntamenti del festival, a cominciare dalla maratona d’incontri sull’esegesi biblica di sabato. «Questa manifestazione merita di crescere - ha commentato -. Dovremo fare lo sforzo di individuare nuovi spazi. Mi rincresce vedere cento persone che aspettano fuori e non potranno entrare. Mi piacerebbe che ci si concentrasse anche maggiormente sulle altre forme di spiritualità». La sua ricetta: «Torino Spiritualità richiede più giorni, magari meno incontri, più diffusi sul territorio, soprattutto nelle circoscrizioni».
Non sono bastati a contenere la folla la Chiesa di San Filippo Neri, il Circolo dei lettori, una traboccante Cavallerizza Reale, le Carceri Le Nuove e 15 altri luoghi sparsi per la città. Lanciando un ponte sull’edizione 2012, anche l’assessore regionale Michele Coppola condivide la strada del suo omologo: «Dobbiamo portare i dibattiti sempre più nelle zone periferiche, parlo anche di quartieri come Mirafiori, Barca o Bertolla.
Ragionerò insieme al Comune su come fare». Certo, in qualche modo dovranno aumentare in proporzione i finanziamenti, che quest’anno hanno contato su un budget di 370 mila euro. Anche se, su questo fronte, una spinta d’incoraggiamento l’ha data il pubblico, che si è dimostrato a sorpresa soddisfatto di mettere mano al portafogli e pagare per la prima volta un non esiguo biglietto d’ingresso.
venerdì 30 settembre 2011
Torino spiritualità: l'Europa, il tramonto di Spengler, la scienza
| Oswald Spengler |
lunedì 6 giugno 2011
Fuoco amico su Fassino - Tav e nomine nel mirino
La Stampa, Torino, 3 giugno 2011
Maurizio Tropeano
La prima grana per il sindaco Piero Fassino arriva dal fuoco amico dell’Italia dei Valori. Da una parte le critiche che un pezzo del partito (Porcino-Buquicchio-Bugnano) muovono per il metodo scelto dal primo cittadino per individuare le deleghe della giunta. Dall’altra la presa di posizione degli europarlamentari del partito, in primis Gianni Vattimo e il neo sindaco di Napoli Luigi De Magistris, con
giovedì 12 maggio 2011
Vattimo: "Palestina invitata in sordina ma meglio di niente"
Vattimo: "Palestina invitata in sordina ma meglio di niente"
La Repubblica, Torino, 12 maggio 2011. Vera Schiavazzi
«Intanto, trovo che questa decisione non sia stata granché pubblicizzata, io l'ho appreso dai giornali. Non che il Salone fosse tenuto a dircelo, visto che non eravamo allora e non siamo adesso un gruppo organizzato, ma mi pare che non ci sia paragone possibile tra la visibilità data allora a Israele, ma resta il fatto che se ne è saputo ben poco, mentre l'invito a Israele, forse anche grazie alle nostre contestazioni, è stato in prima pagina per giorni. L'abitudine di oscurare la Palestina e le sue ragioni di nazione occupata, del resto, è radicata un po' ovunque nel mondo. Mentre Israele è dappertutto al pari delle altre nazioni, dai campi di calcio alle Olimpiadi ai vertici internazionali, la Palestina continua a essere una sorta di fantasma. Comunque, meglio questo invito un po' in sordina che un secondo Salone dedicato a Israele. Accontentiamoci, e sosteniamo questa presenza a Torino».
Lei e i suoi compagni di protesta che cosa avete fatto in questi tre anni per proseguire la vostra battaglia?
«Molti di noi fanno parte dell'International Solidarity Mouvement, un'organizzazione attiva in modo permanente che, tra l'altro, sta organizzando la nuova Freedom Flotilla che partirà in giugno per cercare di raggiungere Gaza».
Lei ci sarà?
«Non ho più l'età per una navigazione così lunga. Ma, assieme ad altri, ho intenzione di fare il possibile per raggiungere Gaza in modo da attendere l'arrivo del convoglio, nella speranza che non ci siano né i nove morti dell'ultima volta né incidenti gravi. E naturalmente anche nella speranza che non accada niente di grave a me, anche se non sono così importante».
È mai stato a Gaza?
«No. Ma più volte in Israele, anche se negli ultimi anni ho preferito evitarlo».
Come parlamentare europeo che cosa sta facendo?
«Abbiamo prima scritto al ministro degli Esteri Catherine Ashton affinché chiedesse ufficialmente al governo israeliano di evitare ogni forma di violenza contro il convoglio navale che partirà, sottolineando tra l'altro come a bordo ci saranno alcuni europarlamentari. E proprio martedì, in commissione, abbiamo sottolineato - mi pare nella condivisione generale - l'idea che il Parlamento europeo debba intervenite in questa vicenda, se non altro con compiti di garanzia come, appunto, la presenza sulle navi pacifiste».
giovedì 21 aprile 2011
La battaglia della Mole
Torino, parte la battaglia della Mole
"Il nuovo palazzo sconvolge lo skyline"
Gianni Vattimo e Nicola Tranfaglia con gli abitanti in rivolta: "fermatelo", ma i progettisti assicurano che uno scorcio rimarrà libero.
di Diego Longhin, La Repubblica Torino, 20 aprile 2011
Le foto e le simulazione caricate sul blog dei residenti danno però un'altra immagine. Un blocco che ridisegna il profilo della Mole. "Non sono corrette - ribatte l'architetto Paola Gatti, uno dei progettisti - stiamo parlando di un edificio di 23 metri. La Mole è alta 167 metri. Si facciano le proporzioni". Lo studio "Negozio Blu" prima aveva realizzato un edificio di cinque piani. Poi l'ha modificato a sette, mantenendo però una "fessura" per garantire uno scorcio di vista, imposta dalla soprintendenza. "Siamo alla stessa altezza degli altri palazzi". Per la soprintendente Luisa Papotti è giusto il dibattito, ma si evitino le polemiche fini a se stesse: "È ovvio che con sette piani si vede qualche metro in meno della Mole, ma le modifiche, sono state fatte su nostra richiesta. Quando ci sarà il progetto verificheremo".
Intervista a Gianni Vattimo
Professore, lei ha il privilegio di vedere la Mole dal suo balcone. Che ne pensa del palazzo che sorgerà in via Riberi?
«Ho sempre amato quella stradina così com’è. Ha l’aria tranquilla di certe viuzze di Parigi. Per fortuna è pedonale: immagino quanto sarà soffocata se davvero sorgerà un caseggiato di sette piani». Lei dunque è contrario?
«Sì. La Mole è il nostro monumento più importante. È incomprensibile che vogliano mettergli davanti un mastodonte che gli fa ombra fino a metà». Per il Comune la vendita è un guadagno. Conta più l’estetica dell’economia?
«Il panettone dell’Antonelli è un po’ come il Vittoriano a Roma: una torta di zucchero, ma visto che ormai l’abbiamo edificato difendiamolo e valorizziamolo, anziché cercare tutti i modi per pizzicarlo in un dedalo di case private».
domenica 14 novembre 2010
Gianni Vattimo: "Com'ero felice nella mia soffitta"
«Continuo a dire le stesse cose del ‘99, nel frattempo il Pd mi ha cacciato: sono cambiato io o loro?»
Professor Vattimo, perché la politica torinese sembra impantanata?
«Il problema è che Chiamparino è difficile da sostituire. È un bravo sindaco, molto popolare. Quindi tutti stanno tergiversando, ma non mi sembrano lotte di potere drammatiche».
Qual è il suo candidato ideale?
«Di sicuro non uno del Pd. Chiederei a Marco Revelli, un sinistrorso che conosce bene la città. Perché no?».
Profumo o Fassino?
«Tutto sommato preferirei ancora Fassino, che è un politico. Ma sottolineo ancora, nel senso di extrema ratio».
Coppola o Ghigo?
«Ghigo. Se non altro, lo conosciamo già. Certo ha tutti i limiti di un destrorso».
Lo sa che è rimasto quasi solo più lei a parlare continuamente di destra e sinistra?
«Io la guardo da un punto di vista culturale. Questa distinzione non è mai sparita. La destra è naturalista, la sinistra culturalista. In questo senso: la sinistra vuole correggere volontariamente le differenze naturali che ci sono fra le persone, mentre la destra vuole sfruttarle. Il punto cruciale è sempre lo stesso: cercare di dare eguali condizioni di partenza».
Com’è essere un omosessuale a Torino?
«Se sei un giovane, stai facendo carriera e hai bisogno di approvazione, non è ancora tanto facile. Come direbbe il professor Catalano: è sempre meglio essere ricchi che poveri. Uno già sistemato, se ne può infischiare dei commenti e dei pregiudizi. Gli altri restano ricattabili, quindi soffrono. E soffrono anche per le battute di Berlusca...».
Cosa le piace di Torino?
«Il vecchio centro storico, ci passo la vita e ci starei sempre. È diventato molto bello. Il che spiega il mio favore verso il sindaco attuale, anche se è più di centrodestra che di centrosinistra, anche se è troppo ragionevole, è stato davvero un ottimo sindaco. Ora ci vorrebbe il suo gemello».
Qual è un posto della città dove è stato felice?
«Via Mazzini 52, la mia soffitta. Eravamo calati dalla collina, io e il mio amico Giampiero. Avevamo una vita, ricevevamo amici e gruppi, il martedì di via Mazzini... Sono stato contento».
Cos’era il martedì di via Mazzini?
«Lasciavamo il portone aperto a tutti quelli che volevano venire a bere un bicchiere, professori e giovani scappati di casa. Era una piccola Arcore ma senza escort e senza forze dell’ordine. E soprattutto, purtroppo, senza orge».
Ora c’è un mucchio di gente che fa la sua vecchia battaglia contro gli eccessi della movida. Ha visto?
«Sono un profeta... Ricordo il gran casino di un capodanno in piazza Castello, fino alle sette di mattina».
Qual è la sua ricetta?
«Locali insonorizzati e un’educazione collettiva migliore. Quelli che fanno tutto questo chiasso sono dei barbari».
Cosa cambierebbe di Torino?
«La renderei più a misura di pedone. Certe volte mi sorprendo a cristonare quando cerco di attraversare la strada. E’ ancora una città troppo bucherellata, disordinata, cantierizzata, a tratti sembra bombardata. E poi c’è il problema dei mezzi pubblici».
Cioè?
«Certi pullman sono degli assassini puri. Dite al prossimo sindaco di prendere il 68 che va al cimitero verso l’ora di pranzo. Io lì sopra capisco cos’è la selezione naturale. Chi manca di molleggio è fregato, le vertebre sono a rischio, la schiena si spezza. Un calvario».
Dal punto di vista sociale?
«Bisogna tornare ad aprire le sezioni di partito nei quartieri. Non lasciare la gente davanti alla televisione. Ecco perché io trovo i No-Tav un movimento esemplare: gente che si impegna e si informa, si organizza e va. Bisogna smetterla di gridare governo ladro, è il momento di vedersi, discutere e tornare a ragionare».
Chi può prendere il posto di Bobbio e Galante Garrone?
«Io sono disponibile, ma nessuno mi prende sul serio. Scherzo... Credo che all’Università di Torino ci siano maestri da non buttar via».
È una città con meno fermento intellettuale?
«Mancano i vecchi laboratori informali. Posti dove discutere sul futuro di Torino. Ricordo le riunioni promosse da Marco Rivetti. Ora ci si confronta meno o forse non mi invitano perché sono diventato un estremista e non servo a niente. Oppure c’è meno vitalità, perché abbiamo avuto un sindaco di cui ci siamo fidati».
Come mai è diventato un estremista?
«Guardi, io sono sempre stato un cattolico di sinistra e non mi sento molto diverso, è cambiato il contorno. Io continuo a dire le stesse cose che dicevo nel ‘99, nel frattempo quelli del Pd mi hanno cacciato. La domanda è: sono cambiato io o sono cambiati loro?».
venerdì 17 settembre 2010
Torino Spiritualità
mercoledì 19 maggio 2010
La Torinesità, un valore forse perduto da opporre alla "Milano da bere"
Vattimo: un valore forse perdutoda opporre alla "Milano da bere"
Incarna la città cresciuta sui valori dell'azionismo, della solidarietà, del movimento operaio prima e della Resistenza poi: ma esiste ancora? Alla scoperta di un sostantivo tornato in auge ma difficile da interpretare nel significato
Repubblica Torino, 18 maggio 2010
"Io la definisco attraverso il suo contrario: torinesità è l'opposto della 'Milano da bere', è la città cresciuta sui valori dell'azionismo, della solidarietà e del movimento operaio prima, poi su quelli della Resistenza. Insomma, quella di don Bosco, di Gobetti e di Gramsci. Ma esiste ancora? Un poco ne dubito". Gianni Vattimo prova a scherzarci su, poi torna serio: "La torinesità sono i punti percentuali di vantaggio che in città il centrosinistra mantiene ancora sul centrodestra. La sua fine sarebbe il ribaltarsi di questa situazione, come è già successo in Regione".
mercoledì 10 febbraio 2010
Galileo, una storia attuale
Lunedì 15 febbraio si svolgerà a Torino lo spettacolo "Processo a Galileo", scritto da Laura Salvetti Firpo per la regia di Pietra Selva Nicolicchia, con Marco Travaglio nel ruolo di Galileo, Giancarlo Caselli in quello del giudice, Ermes Zanetti in quello della Pubblica accusa, Gianni Vattimo in quello della Difesa, mentre Bruno Gambarotta farà il prologo. Per motivi tecnici, lo spettacolo non si terrà più al Carignano, ma al Piccolo Regio, in piazza Castello, alle 21.
Si possono prenotare i biglietti (costo unitario 15 euro) allo 011/6602927, per poi ritirarli pagandoli in biglietteria arrivando un po' prima dell'inizio dello spettacolo, La sala contiene 400 posti.
"Ci sono molti rimandi all'attualità in questo spettacolo", dice la regista Pietra Selva Nicolicchia, "perché il conflitto tra fede e scienza è sempre presente, certo, non più sugli argomenti dell'epoca di Galileo, ma su altri oggi più attuali. Basti pensare al testamento biologico, alla ricerca sulle cellule staminali, al caso Englaro: tutte le volte che una scoperta scientifica sconvolge una struttura filosofica religiosa, il Vaticano si schiera contro. Questo è del resto u
n atteggiamento molto cattolico, poco presente in altre religioni su questi argomenti".Ma Pietra Selva Nicolicchia aggiunge anche: "D'altro canto, anche essendo laici, occorre dire che anche un atteggiamento totalmente disinvolto da parte della scienza ha dei grossi rischi. Non è che non debbano esserci problemi etici, e sono tutte problematiche che ci riguardano. Anche perché, come diceva Brecht, la scoperta dell'astronomia non arriva alla lattaia. La scienza è molto lontana dalla vita della gente comune".
Infatti sono tante le sfaccettature che il processo a Galileo presenta: "Dietro alla scienza ci sono interessi economici, solo quando sono molto forti le ricerche vanno avanti. Si finanziano ricerche che portano ad un business immediato. Gli interrogativi della Chiesa possono non essere condivisibili, ma occorre porsi delle questioni etiche nella ricerca, che spesso soddisfa il guadagno di alcuni gruppi. Ma questi problemi c'erano anche al tempo di Galileo: l'autonomia di scienza ed arte non c'è mai stata fino in fondo", conclude la regista Nicolicchia.
martedì 2 febbraio 2010
Inaugurazione della sede del comitato elettorale di Mariacristina Spinosa

sabato 16 gennaio 2010
TAV, a Torino sfila la protesta
Qui sotto il video del servizio di Rete 7 Piemonte sulla Manifestazione NO TAV davanti alla Prefettura di Torino, 29 dicembre, con intervista al sottoscritto.








