giovedì 18 febbraio 2010

Tav, comunicato stampa di Alfano, De Magistris e Vattimo

Alla luce di quanto accaduto ieri sera in Val di Susa, cioè il ferimento di diversi manifestanti, con conseguenze anche gravi, esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà ai presidianti no-tav”. E’ quanto dichiarano in una nota congiunta i deputati europei dell’IdV Sonia Alfano, Luigi de Magistris e Gianni Vattimo. "I comitati no-tavnon hanno certo l’aspetto delle organizzazioni terroristiche, sonocomposti da persone civili che manifestano in modo sicuramente forte le proprie idee, ma che non hanno mai ecceduto. Non si capisce perquale motivo si continui a far crescere la tensione, con le gravi conseguenze che abbiamo visto ieri. Questi eventi dimostrano una volta di più che lo stato di diritto, nel nostro Paese, è sotto assedio. Berlusconi l’aveva detto nel novembre del 2008, che avrebbero utilizzato la forza per realizzare la TAV, e sta mantenendo la promessa”.

Eutanasia: il caso inglese

Qui sotto trovate la mia intervista di oggi, su La Stampa, relativa al caso del presentatore della BBC, che ha confessato di avere praticato l'eutanasia sul suo compagno:

“Se non c’è speranza abbiamo il diritto di dire basta alla vita”
La Stampa, 18 febbraio 2010 (Marina Verna)

"Al presentatore della Bbc va tutta la mia solidarietà. Io sono un sostenitore dell’eutanasia". Gianni Vattimo, filosofo ed eurodeputato Idv, teorico del pensiero debole e «laico credente», è da anni in prima fila nelle battaglie per il diritto di libera scelta di una morte dignitosa.

Professor Vattimo, ogni nuovo caso di suicidio assistito che fa scandalo la radica di più nelle sue convinzioni o lentamente la converte all’idea che la vita appartiene a Dio, e solo lui può liberarti dall'agonia e dalla sofferenza?

«Io sono un pervicace sostenitore del diritto al suicidio assistito. Purché controllato con sistemi legali, ovviamente. Non stiamo parlando di accoppare il vecchio zio per ereditare i suoi beni, ma di affrontare situazioni come quella di Eluana Englaro, che esistono e non possono essere eluse. Tanto più in questo momento, in cui in Italia stiamo lottando per il diritto al testamento biologico».

Noi sappiamo che lei parla per esperienza diretta. Anche con il suo compagno, malato senza speranza, lei discusse a lungo come e quando uscire dalla vita.

«Sì, ma poi lui è morto prima di quanto non immaginassimo e senza bisogno di aiuto».

Lei dunque crede che, tra i diritti dell’uomo, ci sia anche quello al suicidio?

«Io credo che, quando non ci può essere guarigione, uno abbia il diritto di dire “basta così”. E se, per ragioni pratiche, non è in grado di provvedere da solo, possa essere aiutato a farlo in modo meno doloroso. Tutto il resto sono le chiacchiere di chi crede di dover sacrificare il diritto dei singoli a dei principi che non tutti sono tenuti a condividere».

C’è chi, in questi casi, parla di «assassinio intenzionale».

«In ogni reato grave si cerca sempre anche il movente. C’è un problema di eredità? Se non c’è, se si agisce perché un amico te lo chiede insistentemente, se era stata espressa volontà in tal senso, non vedo il reato».

Lei, che si definisce cattolico ancorché «non militante», non crede dunque nel valore della sofferenza?

«Io sono convinto che nemmeno i credenti pensino davvero che la sofferenza è un valore. Persino il Cristo sulla croce chiese al Padre di allontanargli l’amaro calice. Sostenere che solo Dio può liberarci dallo strazio della malattia o credere, con San Paolo, che con la sofferenza si partecipa alla passione di Cristo per la remissione dei peccati, mi sembra una forma di cristianesimo sanguinario. Francamente, sono dell’idea che nemmeno i teologi lo dicano seriamente. Se il dolore fosse davvero un valore, allora tanto varrebbe farsi dei taglietti su tutto il corpo o portare il cilicio».

Effettivamente c’è chi il cilicio lo porta, e lo dice apertamente. Comunque resta il problema di chi cristiano non è e non vede il senso di una sofferenza senza speranza.

«Ovvio: la legge non può imporre l’atteggiamento “religiosamente corretto” davanti alla malattia solo per compiacere la chiesa. Tanto più che questa non è mai stata lineare nei suoi comportamenti e nei suoi valori. Per esempio, fino a trent’anni fa abbiamo avuto il delitto d’onore senza che la Chiesa prendesse posizione contro. Perché adesso diventa tanto rigorosa? Francamente, l’eutanasia mi sembra più nobile del delitto d’onore».

mercoledì 17 febbraio 2010

L'Italia sarà mai uno Stato laico?

Giovedì 18 febbraio, alle ore 21, parteciperò al dibattito "L'Italia sarà mai uno Stato laico? Ad un anno dal caso Englaro". L'incontro si svolgerà a Collegno (To) presso la Sala delle Tessitrici (ex-CISAP) di corso Francia 169. Ne parlerò con Mariacristina Spinosa (Consigliere Regionale dell'Italia dei Valori in Piemonte), Maria Torre Criniti (Consigliere Comunale dell'Italia dei Valori a Collegno) e Roberto Mazza (responsabile del partito a Collegno).
Ecco qualche stralcio del comunicato stampa:

Ad un anno dal "caso" Englaro, continua ad essere acceso il dibattito sui temi del testamento biologico, dell'aborto, del rapporto Stato-Chiesa e della libertà di religione, dell'unione regolamentata delle coppie di fatto ed omosessuali, della RU486, della legge 40.
Quali passi sono stati compiuti in direzione di una piena laicità del nostro Stato? Quali le barriere da abbattere affinchè la nostra società possa realmente definirsi una società libera?
Ne discuteranno GIOVEDI' 18 FEBBRAIO, a partire dalle ore 21, a COLLEGNO, la consigliera regionale del Piemonte Mariacristina SPINOSA e l'eurodeputato e filosofo Gianni VATTIMO.

Con il Parlamento Europeo a Rosarno (RC)

Ecco un breve resoconto giornalistico della nostra visita di ieri (e di questi giorni) a Rosarno. Subito sotto, la mia intervista al TGR Calabria.

È durato oltre 2 ore l'incontro, svoltosi ieri mattina in Municipio, tra i commissari straordinari - Domenico Bagnato, Francesco Campolo, Rosario Fusaro - e la delegazione della Commissione europea Libertà civili, Giustizia e Affari interni del Parlamento europeo, composta da Juan Fernando Lopez Aguilar (presidente), Roberta Angelilli (vice presidente Parlamento europeo), Salvatore Iacolino (vice presidente), Clemente Mastella, Nuno Melo, Mario Pirillo, Gianni Vattimo, Helene Flautre, Cornelia Ernst, Mario Borghezio e Andrew Brons.
Il motivo della visita è da ricondurre all'esigenza di analizzare a fondo quanto accaduto a Rosarno negli scontri del 7 e 8 gennaio scorsi, attraverso le testimonianze delle autorità istituzionali e dei rappresentanti del volontariato e delle forze sindacali ed economiche, per consentire al Parlamento europeo una corretta revisione delle norme comunitarie in materia di immigrazione e lavoro.
Nel corso del faccia a faccia con i commissari straordinari, svoltosi a porte chiuse, i parlamentari europei hanno voluto conoscere nel dettaglio il fenomeno dell'immigrazione clandestina nella Piana di Rosarno, il ruolo svolto dalla criminalità organizzata per accaparrarsi il mercato del lavoro nero, le cause reali che hanno determinato la rivolta dei lavoratori africani, le problematiche relative al rapporto tra immigrati e popolazione locale sia rispetto agli elementi di conflittualità sia riguardo all'opera di solidarietà ed accoglienza dispiegata dalla cittadinanza e dal volontariato. Un approfondimento, infine, ha interessato il settore dell'agrumicoltura, attraversato da una crisi che sta flagellando l'economia del Comprensorio.
A conclusione dell'incontro, il presidente Lopez Aguilar ha dichiarato che «i tre giorni di missione in Calabria servono per mettere a fuoco i diversi problemi connessi ai flussi migratori, al fine di offrire al Parlamento europeo significative analisi, proposte concrete, in vista della discussione che avverrà a Strasburgo nelle prossime settimane».
«Rosarno rappresenta simbolicamente un punto di partenza del Parlamento europeo nel processo di costruzione delle garanzie in favore del lavoratore stagionale, impiegato nelle aziende europee, qualunque sia la sua Patria di origine. Per questo andremo in altre città europee per acquisire gli elementi informativi necessari per conoscere il fenomeno sul piano sociologico - dove regnano illegalità e sono modeste o inesistenti le tutele in favore dei lavoratori - e poter poi intervenire con una nuova direttiva quadro, oggi all'esame del Parlamento europeo, che così eliminerebbe un vuoto normativo» ha spiegato il vicepresidente Salvatore Iacolino.
Per Mario Borghezio della Lega Nord «il problema dell'immigrazione selvaggia crea delle bombe ad orologeria che possono scoppiare da un momento all'altro come confermato dai fatti di Milano». L'europarlamentare leghista è convinto che «dobbiamo attrezzarci meglio, mettendo da parte i preconcetti che finora hanno impedito un'azione efficace di prevenzione, e dobbiamo renderci conto che senza una forte affermazione del principio di legalità e senza passare attraverso lo svuotamento delle sacche di clandestinità, avremo sempre sorprese».
Che il problema del rapporto complesso tra immigrazione e popolazione locale sia un fatto che non riguarda soltanto Rosarno, lo ha affermato Clemente Mastella (Partito della Libertà), secondo cui «proprio su queste questioni l'Europa si è mostrata palesemente latitante, disinteressandosi di un fenomeno che, viste le ribellioni scatenatesi anche nelle banlieu parigine, a Berlino, in Svezia ed altrove, investe non solo il bacino del Mediterraneo, ma l'intera Europa». Considerato appunto che non è solo una questione italiana, per Mastella sarebbe opportuno che la Commissione non si limitasse a compiere la sua indagine su Rosarno, ma si preoccupasse di andare un po' in giro per l'Ue.
«Molto può fare l'Europa per ridare speranza a questo territorio attraversato da una profonda crisi economica». È il convincimento di Mario Pirillo (Pd), già venuto a Rosarno il 22 gennaio scorso con la delegazione del gruppo dei Socialisti&Democratici europei, a dimostrazione della grande attenzione mostrata dal Parlamento europeo per quest'area geografica che deve uscire definitivamente dalla condizione di sottosviluppo in cui si trova. E promette «un forte impegno perché l'Europa attivi una serie di iniziative, incluse quelle collegate al rilancio dell'agrumicoltura, che possano far recuperare il tempo perduto».
A parere di Gianni Vattimo è bastata una "piccola scintilla" per produrre a Rosarno un incendio enorme, giustificabile con le condizioni disumane in cui vivevano i migranti, sfruttati dalla criminalità organizzata. Per l'europarlamentare di Idv tutta la questione ruota attorno al sistema messo in piedi dalla mafia «che lucra sul lavoro di questa povera gente, un sistema che sembra la caricatura del capitalismo mondiale». Se è impensabile poter fermare l'immigrazione, «perché ne abbiamo bisogno per la sopravvivenza dell'economia», per Vattimo bisogna considerare «tanto la situazione degli extracomunitari pagati poco quanto quella in cui versano gli imprenditori agricoli, che guadagnano poco perché nella loro filiera c'è qualcuno che succhia i guadagni». Lo Stato, per prima cosa, dovrebbe quindi «rendere più dignitosa la vita di questi migranti con investimenti sani e amministrati bene. Ma poi questi fondi chi se li mangia?».
A conclusione dell'incontro, la delegazione europea, nonostante il tempo inclemente, ha voluto visitare l'area dell'ex fabbrica Rognetta, il dormitorio-ghetto per centinaia di migranti, fatto sgomberare dalle forze dell'ordine all'indomani della rivolta e successivamente demolito dalle ruspe della Protezione civile.
Da registrare, a margine, il sit-in dei precari Lsu e Lpu del Comune di Rosarno - che hanno esposto all'ingresso del Municipio un eloquente striscione -, i quali chiesto ed ottenuto di incontrarsi con alcuni membri della delegazione europea, ai quali hanno esposto la loro condizione di lavoratori sottopagati e senza futuro.
E per oggi, con inizio alle ore 10, sempre sul problema dei migranti e del lavoro è in programma, presso l'auditorium comunale, un attivo unitario di lavoratori, italiani e stranieri, promosso dai sindacati nazionali Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil, presenti i segretari generali Stefania Crogi, Augusto Cianfoni e Stefano Mantegazza.

(Giuseppe Lacquaniti, "Gazzetta del Sud", 17/2/2010)

venerdì 12 febbraio 2010

VATTIMO in DELEGAZIONE EUROPARLAMENTO A ROSARNO DAL 15 AL 17 FEBBRAIO

12-02-2010

(ASCA) - Roma, 12 feb - Una delegazione della commissione per le Libertà civili, Giustizia e Affari Interni (Libe), del Parlamento europeo, si recherà a Rosarno dal 15 al 17 febbraio. Lo rende noto un comunicato dell'Europarlamento.
La delegazione, presieduta da Juan Fernando Lopez Aguilar, sarà composta da 11 deputati europei, tra i quali gli italiani Salvatore Iacolino, vice presidente della commissione per le Libertà civili, Giustizia e Affari Interni, Roberta Angelilli, vice presidente del Parlamento europeo, e Mario Borghezio, Clemente Mastella e Gianni Vattimo.
"Il Parlamento europeo è attualmente impegnato nella revisione delle norme comunitarie in materia di immigrazione e lavoro, e chiede maggiori garanzie per i lavoratori migranti stagionali provenienti da Paesi terzi impiegati illegalmente negli Stati europei'', spiega la nota.
La delegazione incontrerà il 15 febbraio le autorita' regionali di Reggio Calabria, nello specifico il presidente della Regione Agazio Loiero, il prefetto Luigi Varratta, il questore Carmelo Casabona.
Martedì 16 febbraio si terrà invece una riunione con le autorità locali di Rosarno in presenza del Commissario straordinario per il Comune di Rosarno Domenico Bagnato.In seguito sono previste due sessioni: un momento di confronto con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali (Cgil, Sergio Genco; Cisl, Paolo Tramonti; Uil, Roberto Castagna) e delle associazioni agricole (Cia, Giuseppe Mangone; Confagricoltori, Nicola Cilento; Coldiretti, Pietro Molinaro); e un incontro con i rappresentanti delle Associazioni (Caritas e Croce Rossa) e delle Ong (Libera, Don Pino De Masi; Arci, Filippo Miraglia; Msf, Rolando Magnano) che lavorano in questa zona nell'assistenza agli immigrati e nella lotta alla criminalità organizzata.
Mercoledì 17 febbraio la delegazione si sposterà a Roma dove incontrerà il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca e il vice capo Missione Italia di Medici senza Frontiere Rolando Magnano. A seguire l'incontro con il ministro degli Interni Roberto Maroni e con una delegazione di Parlamentari italiani di Camera e Senato.
I lavori si concluderanno nel pomeriggio dopo l'incontro con il Procuratore anti-mafia Pietro Grasso.
(Asca)

Risoluzione sulla situazione in Iran: dichiarazione di voto di Gianni Vattimo

Ecco la mia dichiarazione di voto sulla Proposta di risoluzione B7-0078/2010 (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?language=IT&reference=B7-0078/2010), che riporto qui sotto dopo il mio intervento.

Gianni Vattimo (ALDE ). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo dichiarare che mi sono astenuto nella votazione della risoluzione sull'Iran per due motivi principali.
Il primo motivo è di carattere specifico. Nella risoluzione si dà come ovvio che le elezioni che hanno dato la vittoria ad Ahmadinejad siano state fraudolente. Tutto questo non è assolutamente provato e, per giunta, ancora di recente un uomo come il Presidente Lula ha dichiarato di trovare queste cose ridicole.
Il secondo motivo è che l'Iran è sotto minaccia di interventi militari continui da parte degli Stati Uniti e di Israele, e noi non ricordiamo neanche questo. Mi pare che una risoluzione equilibrata, favorevole alla pace in quella regione, non dovrebbe avere questo tono di legittimazione anticipata della guerra imminente.

Video della dichiarazione:
http://www.europarl.europa.eu/sides/getVod.do?mode=unit&language=IT&vodDateId=20100210-14:01:26-036#

PROPOSTA DI RISOLUZIONE
presentata a seguito di una dichiarazione dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza
a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento
sulla situazione in Iran
Struan Stevenson, Charles Tannock, Geoffrey Van Orden, Ashley Fox, Michał Tomasz Kamiński, Konrad Szymański, Tomasz Piotr Poręba, Adam Bielan
a nome del gruppo ECR

B7‑0078/2010
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Iran

Il Parlamento europeo,
– visto l'articolo 110, paragrafo 2, del proprio regolamento,
A. considerando che la situazione politica in Iran continua ad aggravarsi e che mancano indicazioni da parte del governo iraniano della sua volontà di affrontare le preoccupazioni mondiali concernenti la legittimità delle elezioni tenutesi nel 2009,
B. considerando che le violazioni dei diritti umani sono diffuse e spaziano da molestie di minore entità contro le minoranze religiose ed etniche a processi farsa, torture ed esecuzioni dei dissidenti politici,
C. considerando che l'Iran continua a sostenere, fornire attrezzature e finanziare i movimenti estremisti e terroristici in tutto il Medio Oriente e a destabilizzare i tentativi di portare una pace duratura nella regione,
D. considerando che esistono prove concrete per supporre che l'Iran perseveri nel tentativo di costruire armi nucleari in palese noncuranza sia degli obblighi assunti a norma del trattato di non proliferazione nucleare che delle risoluzioni delle Nazioni Unite in cui si richiede al paese di cessare l'arricchimento dell'uranio,
E. considerando che alcuni paesi europei hanno intrattenuto relazioni commerciali con l'Iran ammontanti a circa 65 miliardi di euro negli ultimi tre anni,

1. condanna la soppressione della democrazia in Iran, in particolare la negazione della libertà di espressione e le persistenti violazioni dei diritti umani contro chi si oppone al regime;
2. deplora il continuo rifiuto da parte del regime di riconoscere le preoccupazioni relative alla legittimità dei risultati elettorali dichiarati;
3. condanna le persistenti violazioni dei diritti umani contro chi si oppone al regime in Iran; esorta il governo iraniano a commutare tutte le sentenze comminate ai dissidenti e a liberare quelli sotto processo o in custodia cautelare;
4. è indignato per la recente esecuzione dei dissidenti politici e, in particolare, condanna fermamente l'esecuzione del 28 gennaio di due prigionieri politici per "aver organizzato manifestazioni di protesta" e per avere legami con "le recenti rivolte", sebbene fossero stati arrestati mesi prima dello scoppio delle sommosse nazionali innescate dalle elezioni farsa del giugno 2009;
5. condanna le torture e i processi farsa dei dissidenti detenuti, l'estorsione di confessioni false e il fatto che siano stati costretti a lanciare false accuse in televisione contro i gruppi dell'opposizione;
6. deplora le dichiarazioni ufficiali della magistratura iraniana in cui si afferma che ogni tipo di sostegno all'organizzazione dei Mujaheddin del popolo iraniano (PMOI), o di relazioni con quest'ultima, costituisca un atto di "Moharabeh" (guerra contro Dio) e sia perseguibile con la pena capitale secondo il diritto penale islamico; osserva che dette dichiarazioni aprono chiaramente la strada all'esecuzione di molti giovani dissidenti;
7. condanna la scandalosa imposizione persistente della pena capitale ai minori, in tutti i casi, e, in particolare, agli adulti accusati di "crimini" che riguardano la condotta sessuale o l'orientamento sessuale, atto che viola gli obblighi giuridici internazionali dell'Iran;
8. esprime profonda preoccupazione in merito all'arresto e alla detenzione a lungo termine dei parenti dei residenti nel campo Ashraf, il cui unico reato è stato quello di far visita alle rispettive famiglie in Iraq;
9. condanna la dichiarazione del presidente iraniano in cui esorta alla distruzione di uno paese membro delle Nazioni Unite, ossia Israele, in violazione di tutte le norme che disciplinano le relazioni internazionali pacifiche, e, nell'interesse della pace in Medio Oriente, lo esorta a porgere le sue scuse e a ritirare tutte le dichiarazioni provocatorie di tal genere;
10. esorta il governo iraniano a sospendere immediatamente il proprio sostegno morale e materiale ai gruppi terroristici ed estremisti, fornito tramite intermediari a Gaza, in Libano, Iraq, Yemen e altri paesi, in particolare il sostegno a favore di Hamas e degli Hezbollah nei loro continui tentativi di attaccare la popolazione civile a Israele, così come il presunto sostegno ai gruppi radicali sciiti in Iraq, che non solo attaccano le truppe per il mantenimento della pace ma perpetrano altresì atrocità contro i civili iracheni organizzando ripetutamente bombardamenti suicidi;
11. esorta il governo iraniano a porre fine agli sforzi volti a produrre armi nucleari e ad aprire tutti i siti alle ispezioni, come richiesto dall'Agenzia internazionale dell'energia atomica (AIEA);
12. sostiene l'impegno internazionale mirante ad inasprire le sanzioni contro l'Iran, compreso un congelamento degli accordi con la banca centrale iraniana e con le imprese controllate dai Corpi della guardia rivoluzionaria, condizioni più restrittive del divieto di viaggio internazionale e il congelamento dei beni di individui e società identificate fino a quando non saranno chiariti i sospetti in merito alle attività di arricchimento dell'uranio, il pieno rispetto delle richieste dell'AIEA e un miglioramento immediato del rispetto dei diritti umani;
13. esorta il governo cinese a sostenere gli sforzi internazionali volti a ridurre il programma nucleare dell'Iran;
14. deplora che molti paesi europei e singole imprese continuino a mantenere rilevanti legami commerciali con l'Iran, il cui valore è stimato a miliardi di euro annui; a tal proposito, accoglie con favore la decisione della Siemens di terminare i rapporti commerciali con l'Iran entro la metà del 2010 e esorta altre società europee a fare altrettanto;
15. esorta gli Stati membri ad astenersi dall'inviare in Iran ogni dispositivo o arma che potrebbe essere usata in qualsiasi modo per sopprimere le proteste di strada;
16. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Direttore generale dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica nonché al governo e al parlamento dell'Iran.

mercoledì 10 febbraio 2010

Vattimo: «Serve un Cln per liberarci di Berlusconi»


Vattimo: «Serve un Cln per liberarci di Berlusconi»
il Piccolo — 10 febbraio 2010
di ROBERTA GIANI
Antonio Di Pietro? «Un leader carismatico ma senza ducismo».
Luigi De Magistris? «Sono un suo adepto».
Gioacchino Genchi? «È un mio amico, e non solo per paura».
I candidati inquisiti? «Non sono tutti uguali. Se sono inquisiti per aver lanciato una statuetta, a mio avviso possono correre».
Gianni Vattimo provoca, disarma, irride. E alla fine, dal suo ufficio di Strasburgo, invoca clemenza: «Non mi faccia querelare, mi raccomando». Ma il grande filosofo, "fiore all’occhiello" della pattuglia di eurodeputati indipendenti dell’Italia dei valori, non scherza sul suo Paese. E nemmeno sul suo futuro: «Ci vuole un Cln per liberarci da Silvio Berlusconi. Sono pronto ad allearmi persino con Pierferdinando Casini».
Professore, ora che l’Italia dei valori si riorganizza, prenderà la tessera?
Non saprei. Sono stato eletto come indipendente ma, facendo parte del comitato nazionale del partito, mi sono sentito di chiedere a Di Pietro se voleva che mi iscrivessi.
Risposta?
«Aspetta».
E lei?
Sono un obbediente.
Tutti parlano della svolta di Di Pietro. Lei avverte: la democratizzazione del partito va bene, ma non deve mettere a rischio il carisma del capo. Che significa?
Di Pietro vuole realizzare la più ampia democrazia interna, e lo capisco. Ma deve evitare di imitare i partiti tradizionali di oggi - una desolazione - perché l’Italia dei valori non può perdere né le sue aperture anarchiche né il carisma del suo capo.
Come si fa a essere partito leaderistico e democratico?
Difficile. È un po’ la quadratura del cerchio ma è una questione cruciale: attiene alla democrazia.
Addirittura?
Ci sono diverse esperienze che ci fanno pensare che la democrazia tende a soffocarsi a causa dei suoi meccanismi eccessivamente complessi.
Il leader ha una sorta di potere salvifico?
Me lo faccia dire con la dovuta cautela, siamo nell’Italia di Berlusconi, ma è abbastanza vero. Molti si precipitano nelle sezioni dell’Italia dei valori perché c’è Di Pietro, mica perché ci sono tessere, correnti, apparati.
Di Pietro, quindi, è un vero leader carismatico?
Lo è fortemente. Ma senza nessun ducismo.
Sicuro?
Un esempio. Si presenta come il contadino di Montenero di Bisaccia non per stupida umiltà, ma perché non pretende di essere il faro della civiltà, come invece Mussolini e Berlusconi.
Il tratto più forte di Di Pietro?
La testardaggine. Non vorrei mai averlo come nemico: dice quello che fa, fa quello che dice, e va sempre sino in fondo.
Nessun dubbio? L’ultimo episodio ”strano” sono le foto con Bruno Contrada...
Le hanno pubblicate per screditarlo, ovvio, è l’ennesima porcata. Ma le spiegazioni di Di Pietro sono state adamantine.
Meglio Di Pietro o De Magistris?
Mi sento vicino a tutti e due. E non saprei chi scegliere se fossero in contrasto.
Sembrano esserlo, in verità.
Non lo sono. Ho persino il sospetto di un gioco delle parti: De Magistris fa il rivoluzionario-movimentista e Di Pietro, in questa fase, il più istituzionale.
Non è che si sta ammorbidendo?
Il giustizialismo e l’antiberlusconismo sono nel suo carattere. La svolta, se vogliamo chiamarla così, è legata al suo senso di responsabilità: non vuole continuare a chiedere ai suoi un impegno per la sola opposizione. E quindi tenta nuove vie politiche. Io stesso, seppur senza entusiasmo, voterò in Piemonte Mercedes Bresso.
In Campania, però, c’è l’inquisito Vincenzo De Luca.
Non conosco bene la sua vicenda e do credito a De Magistris. Ma, al contempo, do atto a Di Pietro di aver sterilizzato la questione: De Luca dovrà dimettersi, se verrà condannato. Io aggiungo: già in primo grado.
Molti, da Travaglio al popolo della rete, protestano. Non è impresa ardua tenere insieme la piazza e il palazzo?
Se non si riesce a farlo, è un guaio. Se si accetta l’impossibilità di tenere insieme piazza e palazzo, ci si deve ritirare dalle istituzioni.
Come si costruisce un’alternativa di governo credibile?
Serve un Comitato di liberazione nazionale. Dobbiamo liberarci da Berlusconi.
Porte aperte all’Udc?
Sono pronto persino a votare Casini, e io so quanto mi è indigesto, purché gli accordi preventivi siano inequivocabili e impediscano ogni possibile azione corruttiva e clientelare.
L’Italia dei valori deve aprire alla sinistra?
Sicuramente. Ben venga Nichi Vendola, tanto per cominciare.
In prospettiva, con il Pd, che rapporti ci devono essere?
Il Pd dovrebbe confluire nell’Italia dei valori, più che l’opposto.
Genchi al congresso. Presenza opportuna?
Lo trovo simpatico e divertente. Sono diventato suo amico, e non solo per paura.
Intercettava anche lei?
Gliel’ho chiesto, mi ha detto di no. Non sono così importante.