domenica 27 marzo 2011

Un giorno da pecora, centoquattresima puntata


Un giorno da pecora

Clicca qui per ascoltare la puntata

Federico Moccia dice che la protagonista del suo libro non è come Ruby, Gianni Vattimo dice che non ha avuto tempo per leggere i libri di Moccia mentre Candida Morvillo parla degli accappatoi dell'Hotel Vesuvio.

mercoledì 16 marzo 2011

Gheddafi, noi e l'America Latina

Ecco un recente post sul blog che tengo per Il Fatto Quotidiano.

Gheddafi, noi e l'America Latina

Non è certo dall’Italia di Berlusconi che può venire una lezione sul modo politicamente corretto di comportarsi nei confronti di Gheddafi. Abbiamo anche di recente ricevuto il dittatore libico con onori che sono apparsi fin da allora imbarazzanti, anche in un paese abituato alle follie di Berlusconi (il quale si è spinto fino a baciargli l’anello). Mentre persino dopo i sanguinosi massacri dei primi giorni della rivolta, il governo nasconde sempre meno la propria nostalgia per i vantaggi offerti da Gheddafi: petrolio, repressione spietata delle migrazioni clandestine, affari di ogni genere per le ditte italiane.

Ma allora come si spiegano i rapporti privilegiati che Gheddafi sembra intrattenere con i governi “di sinistra” dell’America Latina? La domanda che viene subito in mente a tal proposito è: di dove vengono le armi con cui Gheddafi e i suoi mercenari sterminano oggi gli oppositori del regime nelle piazze delle città libiche? Non sono certo armi venezuelane. Vengono da Inghilterra, Francia, Italia, che le hanno fornite in abbondanza negli anni recenti. Normali rapporti di affari, come ci dicono i governi europei che sembrano scoprire solo oggi il carattere dittatoriale del regime libico. Rapporti che gli Stati Uniti hanno, spesso tacitamente, approvato: una recente intervista di Cesare Romiti, ex amministratore delegato della Fiat, conferma che la Cia era stata consultata in occasione dell’ingresso di capitale libico nella proprietà dell’azienda torinese.

Dovremmo dunque vergognarci, noi che continuiamo a guardare con simpatia e speranza ai governi di sinistra dell’America Latina, per quella che sembra una “amicizia” tra Chavez e Gheddafi? Un po’ paradossalmente ma non troppo, potremmo rispondere che, se una tale amicizia esiste, è ispirata da motivi molto più “nobili” di quelli che hanno motivato fin qui la tolleranza verso Gheddafi dei governi filoamericani come quello italiano. Nel senso che ciò che hanno avuto e ancora hanno in comune Gheddafi e Chavez è l’antiamericanismo, cioè una posizione anzitutto politica e ideologica che appare molto più difendibile delle ragioni di affari che muovono personaggi come Berlusconi. Ragioni di affari che non hanno niente a che fare con il bene dei rispettivi popoli, ma solo con l’arricchimento delle varie oligarchie economiche. Se dunque ci sono eccessi di tolleranza di Chavez, o anche di Cristina Kirchner, verso Gheddafi, essi sono errori ampiamente comprensibili nel quadro della lotta globale tra imperialismo americano e forze anticapitalistiche che lo contrastano.

È un discorso che vale anche nei confronti di governi come quello iraniano: davvero possiamo condannare Lula perché riconosce le buone ragioni di Amadinejad? Possiamo certo deprecare molti comportamenti del regime di Tehran (pena di morte, persecuzione degli omosessuali e di altre minoranze, scarsa o nulla libertà per le voci dell’opposizione, condizione delle donne), ma non per questo dimenticare che siamo di fronte al problema di una scelta di campo tra due blocchi. Con l’aggiunta che proprio dal campo in cui hanno a lungo imperversato (con la tolleranza degli Usa) dittatori come Gheddafi, Mubarak, Ben Ali, vengono oggi segnali di rivolta che non devono essere utilizzati per scopi di restaurazione: per esempio giocando la “amicizia” di Chavez per Gheddafi come strumento per screditare gli sforzi autenticamente progressisti che il governo venezuelano sta facendo per realizzare una società più vicina agli ideali del socialismo. Così, se per fermare le stragi di Gheddafi dovessimo oggi augurarci un intervento degli Usa in Nord Africa, davvero tradiremmo il sacrificio dei tanti giovani libici, e tunisini ed egiziani, che hanno dato la vita per la loro nuova speranza di libertà.

Gianni Vattimo

domenica 13 marzo 2011

Vittorio Gorresio, "Risorgimento scomunicato". Con prefazione di Gianni Vattimo

Pubblicato la prima volta nel 1958 dall’editore fiorentino Parenti, “Risorgimento scomunicato” raccoglie gli scritti di Vittorio Gorresio per “Il Mondo”, una serie storica di articoli dal titolo “Processo al clero dopo il ‘60”. Storico appassionato, intransigente documentatore, Gorresio traccia una puntuale e puntigliosa ricostruzione delle origini dei contrastati rapporti tra Stato e Chiesa che resero tanto drammatico il Risorgimento. La descrizione dell’intransigentismo clericale rispetto alla progressiva laicizzazione dello Stato italiano ci è fornita dall’autore attraverso la meticolosa raccolta di missive tra membri del governo ed esponenti del clero, cui si aggiungono le dettagliate ricostruzioni degli episodi salienti e del profilo dei personaggi che di questo travagliato periodo storico si resero protagonisti. Vengono descritte, in sequenza, le vicende di una Chiesa, scomunicante e punitiva, addirittura iettatoria, di là dalla trasformazione che, negli anni a seguire, la renderà refrattaria, incapace di stare al passo con la storia, cioè con l’evoluzione della coscienza morale e politica dei cittadini laici. L’attualità del pensiero di Gorresio sta, infatti, tutta nella rilettura storica e cognitiva degli eventi che hanno prodotto il presente, come cita Gianni Vattimo nella sua prefazione: “Se la Chiesa si riduce oggi a una multinazionale […] ciò è anche il risultato dell’uso che essa stessa ha fatto dei suoi strumenti spirituali”.

Vittorio Gorresio, giornalista, scrittore e saggista nacque a Modena da famiglia piemontese il 18 luglio 1910. Inviato speciale e corrispondente di guerra per “Il Messaggero” di Roma, fu tra i più efficaci espositori del dramma del dopoguerra sulle colonne della testata “Risorgimento Liberale”, quotidiano diretto da Mario Pannunzio col quale collaborò anche per il settimanale politico “Il Mondo”. Firma prestigiosa anche de “L’Europeo” di Arrigo Benedetti, Gorresio scrisse una decina di saggi storici ottenendo importanti riconoscimenti giornalistici e premi. Nel 1980 l’autobiografia “La vita ingenua” gli valse il Premio Strega. Lavorò fino a poco prima della sua morte, nel 1982, curando la rubrica “Taccuino” per il quotidiano “La Stampa”.

Ufficio stampa "Edizioni La Zisa"
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Blog; http://edizionilazisa.blogspot.com/ Ad aprile in libreria: Vittorio Gorresio, “Risorgimento scomunicato”, Prefazione di Gianni Vattimo, Edizioni La Zisa, pp. 200, euro 16,90

L'Europa ha bisogno di socialismo

'L'Europa ha bisogno di socialismo'
TOSCANA - 05/02/2011 - 'L'Europa non ha mantenuto le promesse e l'economia ha prevalso sulla politica'.

Questo è il riassunto del pensiero del fisolofo Gianni Vattimo, intervenuto alla tavola rotonda sull'Europa e' morta?, che si è svolta sul palcoscenico del teatro Metastasio di Prato. Il filosofo del 'Pensiero debole', che in Europa ha profuso anche il suo impegno politico come parlamentare a Strasburgo ha ricordato come il vecchio continente 'sia debole perché il governo europeo, che pur non esiste, avrebbe dovuto fronteggiare il capitale e le multinazionali e non vi è riuscito'. Per Vattimo c'è bisogno di socialismo 'inteso come solidarietà' e questa è l'utopia che avevano i padri fondatori come Adenauer, Schumann e De Gasperi'. Il filosofo torinese ha anche accennato alla scarsa considerazione che gode l'Italia nel contesto internazionale a causa del Governo Berlusconi: 'forse di dovrebbe essere nazionalisti, ma certo che il presidente del consiglio non sta facendo niente per migliorare l'immagine del nostro paese'.
Link Toscana TV

Le musiche della vita

"Le musiche della vita": è possibile ascoltare e scaricare le puntate della trasmissione nella quale sono stato ospite ogni domenica di febbraio.

6 febbraio 2011 Gianni Vattimo - Filosofo
13 febbraio 2011 Gianni Vattimo - Il ruolo dei filosofi
20 febbraio 2011 Gianni Vattimo - Cos'è la verità per le singole epoche storiche
27 febbraio 2011 Gianni Vattimo - La necessità di "maturare" rinunciando alle durezze della gioventù

venerdì 11 marzo 2011

La chiesa verso il suicidio: lo "scisma sommerso" e il cattolicesimo


Il mio intervento (dal titolo La chiesa verso il suicidio: lo "scisma sommerso" e il cattolicesimo) al convegno "Pietro Prini: filosofo e uomo" (Belgirate, 6 marzo 2011), registrato da Radio Radicale (http://www.radioradicale.it/scheda/322671).
Qui il link al sito dedicato al filosofo (www.pietroprini.org).

A Farewell to Truth


A Farewell to Truth
Gianni Vattimo
April, 2011

Cloth, 192 pages,
ISBN: 978-0-231-15308-9
$24.50 / £17.00
Link to Columbia University Press

With Western cultures becoming more pluralistic, the question of "truth" in politics has become a game of interpretations. Today, we face the demise of the very idea of truth as an objective description of facts, though many have yet to acknowledge that this is changing.

Gianni Vattimo explicitly engages with the important consequences for democracy of our changing conception of politics and truth, such as a growing reluctance to ground politics in science, economics, and technology. Yet in Vattimo's conception, a farewell to truth can benefit democracy, exposing the unspoken issues that underlie all objective claims. The end of absolute truth challenges the legitimacy of policies based on perceived objective necessities—protecting the free market, for example, even if it devastates certain groups or classes. Vattimo calls for a truth that is constructed with consensus and a respect for the liberty of all. By taking into account the cultural paradigms of others, a more "truthful" society—freer and more democratic—becomes possible.

In this book, Vattimo continues his reinterpretation of Christianity as a religion of charity and hope, freeing society from authoritarian, metaphysical dogmatism. He also extends Nietzsche's "death of God" to the death of an authoritarian God, ushering in a new, postreligious Christianity. He connects the thought of Martin Heidegger, Karl Marx, and Karl Popper with surprising results and accommodates modern science more than in his previous work, reconciling its validity with an insistence that knowledge is interpretive. Vattimo's philosophy justifies Western nihilism in its capacity to dispense with absolute truths. Ranging over politics, ethics, religion, and the history of philosophy, his reflections contribute deeply to a modern reconception of God, metaphysics, and the purpose of reality.

About the author
Gianni Vattimo is emeritus professor of philosophy at the University of Turin and a member of the European Parliament. His books with Columbia University Press include The Responsibility of the Philosopher; Christianity, Truth, and Weakening Faith: A Dialogue; Not Being God: A Collaborative Autobiography; Art's Claim to Truth; After the Death of God (with John D. Caputo); Dialogue with Nietzsche; The Future of Religion (with Richard Rorty); Nihilism and Emancipation: Ethics, Politics, and the Law; and After Christianity. Robert T. Valgenti is assistant professor of philosophy at Lebanon Valley College and specializes in continental philosophy, hermeneutics, and Italian philosophy. William McCuaig is the translator of many Vattimo books, including The Responsibility of the Philosopher; Christianity, Truth, and Weakening Faith: A Dialogue; Not Being God: A Collaborative Autobiography; and Dialogue with Nietzsche.