di Umberto Eco
Non sono d'accordo con il mio amico Gianni Vattimo che ha firmato l'appello secondo cui "gli accademici e intellettuali israeliani hanno svolto e svolgono un ruolo di sostegno dei loro governi"
Nel gennaio 2003 in una Bustina mi rammaricavo che la rivista inglese "The Translator", diretta da Mona Baker, stimata curatrice di una Encyclopedia of Translation Studies avesse deciso (per protestare contro la politica di Sharon) di boicottare le istituzioni universitarie israeliane, e pertanto aveva chiesto a due studiosi israeliani, che facevano parte del comitato direttivo della rivista, di dare le dimissioni. Per inciso i due studiosi erano notoriamente in polemica con la politica del loro governo, ma la cosa a Mona Frank non faceva né caldo né freddo.
(14 maggio 2010)
In risposta alla Bustina
Sono contento che Eco non "condivida" (ci mancherebbe) la politica del governo israeliano - distinguerlo dallo stato israeliano è formalmente corretto ma storicamente vacuo: da quando esiste, lo stato di Israele ha sempre praticato una politica espansionistica e spesso genocida. Anch'io conosco intellettuali ebrei, anche israeliani, che si oppongono al loro governo, a cominciare da Chomsky, e poi Ilan Pappe, Norman Finkelstein. Ma quanti intellettuali italiani, ebrei o no, hanno preso chiare posizioni contro la strage di Gaza due anni fa? Il giorno che Berlusconi bombardasse a tappeto Nizza e la Savoia perché sono terre storicamente nostre (non c'è la tomba di Rachele, va bene; ma mito per mito...), credo che i cittadini di altri paesi avrebbero ben diritto di cercare di premere su di lui anche isolando gli accademici, gli scienziati, gli esponenti di una cultura che, per neutra che sia, è sempre una forma di reclame per il paese - stato o governo - da cui viene Eco stesso, se non sbaglio, si rifiutò tempo fa di andare in Francia a rappresentare la cultura italiana a una manifestazione promossa dal governo Berlusconi. Per lo più sono gesti simbolici, che devono far conoscere i problemi al pubblico vasto. Poi i latinisti e gli archeologi possono benissimo comunicare con teleconferenze o anche scrivendosi per posta. Può diventare più rilevante che si rallentino o interrompano lavori comuni nelle scienze dure. Ma appunto, quelli sappiamo che sono per lo più diretti a scopi militari dai quali la cultura umana, e la repubblica delle lettere a cui Eco sembra credere ancora tanto, non possono che aspettarsi ulteriori sconquassi...
Inviato da giannivattimo il 19 maggio 2010 alle 16:04
In risposta alla risposta
Caro giannivattimo, la passione è una bella cosa, ma non sempre aiuta nelluso del raziocinio. Certo, se Berlusconi bombardasse Nizza come tu dici, sarebbe poco gentile, ma perché il paragone sia meno campato in aria, bisognerebbe far sì che da Nizza fossero partiti razzi e infiltrazioni terroristiche per lungo tempo, e che a Parigi sieda un movimento che si prefigga la distruzione dellItalia e la dispersione o lo sterminio degli italiani, per non parlare di tutte quelle condizioni (presenza millenaria, diaspora, pacifiche migrazioni di ritorno) che renderebbero il quadro più coerente, anche se meno strumentale al tuo ragionamento, e che qui mancano. Quanto allaltro punto, la non-partecipazione alla manifestazione culturale, è ancora più sconcertante. Io difendo proprio il diritto dei singoli a decidere che fare caso per caso, come allora è stato possibile. Se le cose andassero secondo la tua logica, avrebbero dovuto essere i francesi a rifiutarsi di tenere quella manifestazione, prima ancora di rifiutare linvito a qualsiasi ospite italiano, benché ostile alle politiche berlusconiane. Come vedi, sono paragoni tanto grossolani che non stanno in piedi neppure transennati. Va be che sei il campione del pensiero debole, ma insomma... Quanto agli altri gioiosi commentatori, che citano à tort et à travers persino Popper pur di dire che Israele è peggio della Germania nazista, mi aspetto come minimo che siano domiciliati in Casa Pound. E che le allocuzioni contro la Sinagoga di Satana siano solo questione di minuti.
Inviato da umbertoecho il 19 maggio 2010 alle 21:48
La nuova Bustina di Eco…
Congiuntivi e pestaggi
Umberto Eco
A Vattimo non rimprovero di usare male i congiuntivi. Ma se per gli errori di qualcuno si condanna una intera categoria, o un popolo, non si farà dell'antisemitismo ma certamente si fa del razzismo
Quindici giorni fa ho protestato contro un invito al boicottaggio delle istituzioni accademiche e degli intellettuali israeliani, firmato anche dal mio amico Gianni Vattimo. Io non mettevo in questione il dissenso che si può manifestare nei confronti della politica del governo israeliano, ma dicevo che non si può sostenere, come faceva l'appello, che "gli accademici e gli intellettuali israeliani, nella quasi totalità, hanno svolto e svolgono un ruolo di sostegno dei loro governi". Tutti sappiamo quanti intellettuali israeliani polemizzino su questi temi.
(27 maggio 2010)
In risposta alla Bustina (2)
Sono consapevole che la lettera che avevo scritto, e mandato personalmente, a Eco e che speravo uscisse sull'Espresso non è stata pubblicata per una serie di equivoci "tecnici" di cui sono io responsabile (e non il Mossad!). Mi dispiace dunque che i lettori dell'Espresso cartaceo (io sono uno di loro!) non l'abbiano potuta leggere, con la conseguenza che quest’ultima risposta di Eco (la Bustina di questo numero) riuscirà loro perlomeno parziale. Cercherò, con le mie deboli capacità informatiche, di postare la lettera sull'Espresso elettronico (nonché sul mio blog, http://giannivattimo.blogspot.com/, dove comparirà a breve – spero – tutto il carteggio), in modo che almeno se ne possa avere contezza post-factum e scriptum. Ma vorrei che i lettori cartacei sapessero almeno che Eco legge in modo alquanto frettoloso ciò che Chomsky dice sul boicottaggio: come si vede dall'intervista a Haaretz (leggibile in inglese sul sito apposito), Chomsky dice che gli sembra inutile boicottare Israele e che bisognerebbe piuttosto boicottare gli Usa. Una piccola aggiunta ala Bustina non farebbe male! Gianni Vattimo
Ecco la lettera.
Caro Umberto…
Caro Umberto, la tua ultima risposta sull’Espresso mi lascia molto perplesso – lo dico solo per amore della rima. Mi sento come uno a cui venga rimproverato l’uso improprio di un congiuntivo – capisco quanto le parole e la sintassi siano importanti per te semiotico – in una discussione sul pestaggio della Diaz. Ho sbagliato io a fare quelle ipotesi grottesche sul bombardamento di Nizza, ma sbagli ancora di più tu ad attaccartici. La domanda essenziale era: quanti intellettuali italiani del tuo calibro o, scusa, poco meno hanno preso pubblicamente posizione sul massacro di Gaza? E adesso quanti protestano per Chomsky fermato alla frontiera? Anche la tua (amichevole, grazie) reazione alla mia partecipazione al boicottaggio mi sembra un segno del fatto che ci sono nella cultura italiana – molto più che in quella di altri paesi, come la Gran Bretagna, la Francia (vedi le posizioni di Morin, per esempio), persino degli Stati Uniti (Judith Butler, Chomsky...) – dei paletti invalicabili dalle persone “raziocinanti” (dal cui novero tu mi escludi proprio per questo, anche a parte il pensiero debole), più o meno come quelli che impediscono di dubitare del famoso buco nel muro del Pentagono attraverso cui avrebbe dovuto passare, l’11 settembre, un grosso aereo passeggeri. Non se ne discute, è irragionevole. Ma davvero?
I miei amici della campagna per il boicottaggio hanno preparato un volantino, anch’esso amichevole, che intendono distribuire in occasione di una tua visita ad Alessandria, salvo errori, il 20 maggio. Ti si ricordano tanti aspetti del problema che tu sembri ignorare,o metti tra parentesi, precipitando sempre (vedi il finale del tuo pezzo) sull’accusa di antisemitismo, casa Pound, ecc. Israele da quando esiste non ha cessato neanche un giorno di espandersi con le armi a spese della Palestina, ignorando tutte le delibere dell’Onu (dalla quale pure dipende la sua stessa nascita come stato). Ha usato e usa armi messe al bando dalle convenzioni internazionali, armi che non ha comprato fatte, ma che ha messo a punto con l’attiva collaborazione dei suoi scienziati e delle sue università. Ha sempre risposto ai razzi dei palestinesi con vere e proprie stragi di rappresaglia, abbattendo interi quartieri delle città da cui i razzi provenivano (hai mai considerato la proporzione tra i morti israeliani e quelli palestinesi in questi anni? Molto peggio che la decimazione nazista delle Ardeatine). Ha fatto proposte “di pace” provocatoriamente assurde (pensa alla divisione territoriale che prevedrebbe uno stato palestinese “a fette”, con posti di blocco continui e ora il Muro). A Gaza, sta cercando di risolvere a modo suo il problema palestinese con un vero e proprio genocidio, chiudendo le vie di rifornimento di cibi, medicine, acqua potabile, e bloccando le possibilità di lavoro, a cominciare dalla pesca. Il ritornello dei due popoli e due stati va avanti da decenni senza alcuna possibilità di realizzarsi, aiutando a prender tempo in vista di uno sterminio sempre più evidente.
Parliamo di raziocinio? C’è del raziocinio nell’accusare di antisemitismo (a casa Pound, a casa Pound!) chiunque si lasci commuovere da questi fatti? Sarebbero antisemiti i tanti ebrei antisionisti che sentono la loro religiosità ebraica minacciata proprio da questa politica di potenza? Mi sembra sempre più verosimile che si sentano come si sentono oggi tanti cattolici, i quali sono tentati di non credere più in Gesù Cristo se non sparisce il Vaticano. Ahmadinejad come minaccia di distruzione di Israele? Ma qualcuno ci crede davvero? Dov’è il rischio di una ripetizione dell’Olocausto?
Nessuno di noi antisionisti (uguale antisemiti, Napolitano dixit) si sogna di dar retta ai negazionisti. Ma il rispetto per la memoria dei morti di Auschwitz non dovrebbe imporre proprio a Israele di non utilizzare il loro martirio per giustificare una politica genocida che, quando non ha altre motivazioni ancora meno nobili, sembra ormai solo ispirata a un (biblico?) bisogno di vendetta? Gianni Vattimo








